Belluno, scontro sul turismo delle mountain-bike in montagna

Gli impiantisti dell’Anef: «Lavoriamo con i rifugisti, il business c’è». Il Cai: «Via i rampichini dai sentieri»

BELLUNO. Gli impiantisti della provincia di Belluno strizzano l'occhio alla stagione estiva con l'obiettivo di rimpinguare le casse sociali messe a dura prova durante l'inverno siccitoso. E puntando forte sulla bicicletta, considerata la nuova tendenza incontrastata del 2016.

«Non si tratta di una moda, ma il numero dei fruitori delle due ruote è aumentato in maniera vertiginosa negli ultimi tempi. Un elemento in grado di ridare ampio respiro alle vacanze estive in montagna. Per questo motivo siamo in presenza di un fenomeno che va seguito con particolare attenzione». Parole di Renzo Minella, presidente Anef Veneto, che a proposito di bici annuncia che tutti gli impianti di risalita della provincia di Belluno sono regolarmente adibiti al loro trasporto.

Il presidente di Anef Veneto allarga le considerazioni sulla stagione estiva che, rispetto a quella invernale, vanta costi maggiormente sostenibili per gli operatori di settore: «Il trend degli ultimi anni è positivo in termini di presenze in quota durante la bella stagione, grazie anche a un'offerta variegata. Un elemento positivo per gli impiantisti, che in estate hanno davanti questa potenziale qualità, quella di fare economia», continua Minella, che aggiunge: «Serve però una strettissima sinergia con gli altri operatori presenti in quota, rifugisti in primis. Senza un'offerta strutturata a ridosso degli impianti ogni previsione diventa inutile. In tal senso il lavoro da fare in questo periodo riguarda proprio l'adeguamento delle infrastrutture in quota».

Intanto, in vista dell'estate non c'è una data d'apertura degli impianti valida per tutti: «Non c'è un fronte comune per scelta dei singoli operatori», aggiunge Minella, «l'apertura varia in virtù del rapporto con i rifugisti, con i quali comunque siamo in stretto contatto e lavoriamo in piena sintonia. Gli impianti di Falcade apriranno il 2 luglio, a Cortina si anticiperà alla metà di giugno».

Rifugi ma non solo: «Le offerte sono tante e la stessa ristorazione ricopre un ruolo fondamentale», continua Minella, «d'estate l’attenzione è rivolta nei confronti delle famiglie e dei bambini, anche se la nuova frontiera incontrastata, come detto, riguarda il mondo della bicicletta».

A proposito di incentivi alla vacanza estiva in montagna, Auronzo è pronta a calare l'asso nella manica, forte di un'attrazione unica nel bellunese: «Apriremo il 15 giugno contestualmente al nostro fun bob», annuncia Lorenzo Caldart, presidente della società Auronzo d'Inverno, che gestisce gli impianti di Monte Agudo, «il fun bob anche quest'anno sarà la nostra arma in più per quanto riguarda il turismo estivo e la conferma arriva dai numeri. Lo scorso anno ha prodotto un fatturato di 400 mila euro, che supera di gran lunga quello che incassiamo d'inverno con lo sci». Il fun bob di Auronzo è il più lungo d'Europa ed è strettamente collegato agli impianti di risalita di monte Agudo, unica soluzione motorizzata per raggiungere la zona di partenza.

La possibilità di percorrere i sentieri di montagna in mountain bike non piace al Cai, che si divide sul tema della fruibilità dei tracciati in quota. Da un lato c'è la grande attenzione rivolta al turismo con l'incentivo alle presenze sul territorio nel periodo estivo dettato proprio dalla pratica della bike, che rappresenta oggi un fenomeno in forte ascesa; dall'altra, però, c'è la ferma intenzione di salvaguardare i sentieri e il lavoro che proprio il Cai svolge con impegno e passione soprattutto per mantenerli in perfetto ordine.

Un argomento che divide integralisti e possibilisti, ma non tutti sanno che esistono, già da tempo, delle disposizioni regionali che delineano lo spazio d'azione per bici e pedoni lungo i sentieri alpini: «I sentieri larghi meno di un metro e venti non possono essere percorsi dalle mountain bike» spiega Alessandro Farinazzo, membro del Cai regionale ed ex presidente del Cai Belluno, «si tratta di una disposizione regionale, che vieta l'utilizzo delle mountain bike su determinati sentieri in quota per motivi di sicurezza, visto il limitato spazio d'azione».

Sulla pratica della mountain bike Farinazzo aggiunge: «Il Cai più volte si è interrogato su questo punto spinoso, perché sono tanti quelli che a bordo delle bici utilizzano in modo improprio e pericoloso i sentieri alpini. Lanciarsi in discesa a folle velocità su un sentiero è una pratica che si porta dietro mille pericoli, per gli stessi fruitori della bici, ma soprattutto per coloro che scelgono quegli stessi sentieri per le proprie passeggiate».

Sicurezza ma non solo nelle parole del responsabile regionale del Cai: «Educazione e buonsenso basterebbero per regolare la vicenda, ma purtroppo ciò avviene raramente. E allora mi preme ricordare che quei sentieri che vengono percorsi a folle velocità sono curati proprio dal Cai. Questo significa per noi fare tanto lavoro per niente».

Un altro problema è il solco lasciato sul tracciato dalle ruote delle bike: «Le frenate lasciano tracce profonde che, in caso di pioggia, diventa un pericoloso canale di scolo dell'acqua. Questo rende inutile il nostro lavoro nella costruzione delle canaline laterali, che hanno il compito sia di frenare la discesa dell'acqua a valle sia quella di mantenere inalterato e sicuro il tratto pedonabile».

Dai danni ai possibili deterrenti da attuare per scongiurare questi problemi: «Purtroppo non esiste alcuna pena e questo permette a tutti di utilizzare i sentieri a proprio piacimento», aggiunge amareggiato Farinazzo, «il Cai svolge il suo lavoro anche nella tutela di questi luoghi, ma non ha alcun potere di controllo, che spetta invece alla Forestale. Abbiamo le mani legate e più che tentare di far desistere queste persone da opere capaci di arrecare un danno sia alle persone che all'ambiente non possiamo fare».

Proposta conclusiva: «Le mountain bike hanno tanti spazi in montagna dove poter muoversi in libertà, i sentieri in quota lasciamoli a disposizione degli appassionati del trekking con scarponi e zainetto in spalla».(dierre)

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