De Bon: «Il 25 aprile è la festa di tutti, non di una fazione»

SOSPIROLO. « Il 25 aprile non è la festa di una fazione, ma la festa di tutti quegli italiani che hanno contribuito alla libertà e al diritto del popolo italiano».
È il pensiero espresso dal sindaco Mario De Bon alla “Festa della Liberazione”, che ha visto lunedì una discreta partecipazione a tutte le tappe del corteo.
La celebrazione è stata promossa dall’amministrazione, che ha voluto accanto a sé la sezione locale dell’Anpi “Brigata Pisacane”, i Fanti sezioni di Sedico-Sospirolo e l’Ana sospirolese. Presenti, dunque, le forze armate con alpini e fanti in testa, e il motivo lo ha spiegato il primo cittadino durante il discorso inaugurale.
«Tanti sono stati i militari che dopo l'8 settembre ‘43 si sono aggregati alle schiere partigiane per ridare dignità alla nazione italiana, persone che credono in valori veri e che oggi sono a rischio grazie a delle riforme costituzionali senza senno», lamenta De Bon; una presenza collegiale di forze armate che non si ripeteva da decenni e che gli amministratori hanno fortemente voluto.
I partecipanti si sono riuniti al cimitero di Sospirolo prima di spostarsi alla Brustolada, al Peron e a Gena Bassa. Diversi gli interventi, da Renzo Crosato - che ha parlato dell’importanza della Costituzione e dei paventati attacchi a essa nel prossimo referendum - ad Alba Barattin e Mariarosa Ceccon che hanno letto passi di Tina Merlin sulla lotta partigiana.
Ancora, il vicesindaco Rudy Vallet ha ricordato l’eccidio di Gena mentre l’assessore di Sedico Angelo Mis ha citato Costituzione e lotta partigiana alla passerella del Peron.
Gli incontri sono proseguiti a Torbe, dove la storica del pensiero economico Maria Turchetto ha tenuto una discussione aperta sulla situazione economica italiana ricordando, tra numerosi approfondimenti, anche i vincoli imposti dalla Banca centrale europea con le conseguenti limitazioni sul piano finanziario.
Sullo stesso tema ci sarà venerdì (Casa Incontro di Sospirolo alle 20.30) un’ulteriore serata dal titolo “Noi diritti umani, rappresentazione di dignità et di pace”, portata in scena dagli studenti delle “Scuole in Rete per un Mondo di Solidarietà e Pace”. Sotto i riflettori l’azione scenica in prosa e poesia del diritto di Antonio Papisca, liberamente adattata da Franco Chemello e Alessandro Rossi con la collaborazione di Daniele Giaffredo, per la regia e con Alessandro Rossi.
Federico Brancaleone
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