Ma la partita più importante ora si gioca in Regione

CORTINA. A Cortina regna la preoccupazione sul futuro delle Regole oggi presiedute da Gianfrancesco Demenego (nella foto): il caso delle donne escluse, come era prevedibile, ha avuto una vasta risonanza mediatica nazionale. E la cosa non ha fatto certo piacere agli ampezzani. Ma il problema principale, ora, è quello inerente i contributi regionali che vengono erogati per far sì che le Regole gestiscano il Parco delle Dolomiti d'Ampezzo. Se c'è infatti chi lancia l'ipotesi di una class action per evitare che vengano imposte dall’alto le modifiche mancate per una manciata di voti, c'è anche chi ritiene che sia opportuno non smuovere troppo le acque. E’ la terza volta che le Regole tentano di rinnovare il Laudo per dare diritti anche alle donne. Un rinnovamento che è imposto dalle normative regionali. La legge del 1990, inerente l'istituzione dei Parchi, prevede infatti «l'impegno della Comunanza di adeguare entro 12 mesi dalla data della stipula il proprio ordinamento in modo da garantire lo status di regoliere senza distinzione di sesso». La Regione, quando introdusse la legge sui Parchi, stipulò una convenzione che fu firmata, il 30 ottobre 1990 dall'allora presidente delle Regole, Ugo Pompanin, e da Franco Prosocco per la Regione. La convenzione è sviluppata in 18 articoli. Quelli che preoccupano sono il 10 e il 13. In questi articoli si legge infatti che la «Comunanza delle Regole d'Ampezzo provvede al controllo di un'esatta applicazione delle legge regionale 21 del 1990 e della convenzione e riferisce al Comune, alla Provincia, alla Regione ed alla Magistratura secondo le rispettive competenze. Entro 12 mesi dalla stipula della presente convenzione la Comunanza si impegna ad adeguare il proprio ordinamento in modo da garantire lo status di regoliere senza distinzione di sesso». La Comunanza aveva 12 mesi per accogliere le donne nelle Regole, altrimenti avrebbe dovuto segnalare la cosa agli Enti indicati nella convenzione. Dal 1990 sono passati molto più di 12 mesi, e ora sembra che a Venezia non siano più disposti ad attendere ulteriormente. Il Parco è stato infatti affidato in gestione dalla Regione Veneto alla Comunanza delle Regole d'Ampezzo "in virtù della specificità delle forme antiche di gestione del patrimonio naturale ampezzano, da esse conservato e tutelato per centinaia di anni", con il vincolo che uniformasse i diritti tra donne e uomini. Vincolo che non è ancora stato rispettato. Si dovrà dunque correre ai ripari in fretta, per non perdere la gestione del Parco e i contributi con i quali vengono gestiti 11.200 ettari di territorio. (a.s.)
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