«Solo così potremo contare in provincia»

Luca De Carlo spiega la sua idea: «Valorizzare le periferie col capofrazione eletto dai cittadini»

PIEVE DI CADORE. Un piede avanti verso il Comune unico tra Pieve di Cadore, Calalzo e Perarolo. Ma un altro verso il Comune del Centro Cadore. È la prospettiva che ha in testa Luca De Carlo, sindaco di Calalzo, e che è condivisa dai suoi colleghi di Pieve, Antonia Ciotti, e di Perarolo, Pierluigi Svaluto Ferro.

«Non voglio evocare ciò che nella storia hanno rappresentato la Magnifica Comunità del Cadore e l’Arcidiaconato, ma è indubbio che per contare, in provincia» spiega De Carlo, prima di partecipare alla storica seduta di ieri sera, «dobbiamo essere il quinto, al massimo il sesto comune del Bellunese. È quindi indispensabile che il Centro Cadore si riunifichi, con Domegge, Lozzo, Lorenzago e Vigo, da una parte, con Valle dall’altra, magari anche con Cibiana».

Il sistema Cadore avrebbe più forza sul piano economico, ma soprattutto, ad avviso dei tre sindaci, su quello politico ed istituzionale. «Un potere non finalizzato a se stesso» precisa subito De Carlo, a scanso di equivoci, «ma ad un servizio sempre più efficiente e di qualità per i suoi cittadini». Anche lui, però, ammette come i colleghi che questo resta un sogno nel cassetto. «Ma per il momento. Intanto» aggiunge, «lavoriamo perché al nostro progetto di fusione aderisca quanto prima Domegge; magari potesse partecipare allo stesso referendum». Dopo Domegge sarà più facile convincere anche Lozzo, Lorenzago e Vigo. Auronzo, invece? Farà da sé, è la convinzione dei tre sindaci. Semmai è possibile un’alleanza con Danta.

Ma un macro-comune, come riuscirà a garantire l’attenzione necessaria a tutti i paesi, ai borghi in particolare? Il problema esiste anche per il nuovo Comune che ieri sera ha iniziato il percorso fondativo. De Carlo, Ciotti e Svaluto si sono accordati per inserire fra i primi punti del nuovo statuto una salvaguardia specifica per ciascuna delle frazioni. Da Rizios a Pozzale, fino a Calalte. «Ho detto agli amici che io immagino la figura del capofrazione, eletto dagli abitanti, se non addirittura di un consiglio di frazione, con poteri che non siano soltanto simbolici». Un modo, insomma, per valorizzare le periferie che, nella prospettiva del Comune fuso, dovranno acquistare ancora più potere.

Lo statuto sarà un passaggio fondamentale della nuova realtà istituzionale. Sarà con lo statuto alla mano che verrà avanzata la richiesta del referendum alla Regione. Consultazione che con ogni probabilità si terrà dopo l’estate prossima.

Di una cosa i tre sindaci sono superconvinti: la partecipazione diretta della gente. «Proprio perché sappiamo che il passo da compiere è complesso e delicato, e che ci sono riserve e resistenze, tutte legittime, non possiamo che prestare ascolto alla nostra gente. E lo facciamo anzitutto con gli incontri d’informazione, paese per paese, e poi, appunto, attraverso il referendum». Una curiosità che i tre sindaci si sentono porre, sempre più spesso: con il nuovo Comune si dovrebbe risparmiare, quindi pagheremo meno tasse? Sarà uno dei tanti chiarimenti che arriveranno dallo studio di fattibilità approvato ieri sera, all’interno della delibera che è stata votata. Lo studio verificherà tutte le situazioni di ciascun ente e proverà ad indicare successivi percorsi comuni, a partire dalle risorse che i tre Comuni metteranno insieme.

Ma chi sarà il primo sindaco della nuova creatura? In tanti dicono che sarà proprio lui, De Carlo, poiché Ciotti e Svaluto avrebbero intenzioni di ritirarsi dalla scena attiva. «Al momento non ho intenzione di fare un passo in avanti. In seguito… vedremo. Anche perché il compito sarà impegnativo».

Francesco Dal Mas

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