La religione non è collegata al decesso

Il medico legale ha escluso che Miriam Fumis sia morta per il rifiuto di una trasfusione. Si attende l’esito dell’autopsia
Di Gigi Sosso
Belluno, 15 marzo 2007. Feltre, l'entrata dell'ospedale.
Belluno, 15 marzo 2007. Feltre, l'entrata dell'ospedale.

FELTRE. Non ci sono indagati. Né ipotesi di reato, almeno per il momento. La procura della Repubblica aspetta i risultati dell’autopsia sul corpo di Miriam Fumis, la 53enne di Lentiai morta dopo un intervento chirurgico all’utero, nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre. Ma il medico legale ha escluso che il decesso sia dovuto o almeno collegato al rifiuto di una trasfusione di sangue, come prescrive la fede dei Testimoni di Geova. I funerali della donna si sono svolti nella Sala del Regno di Santa Giustina, prima della tumulazione nel cimitero lentiaiese.

Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri di Feltre, la donna sarebbe stata ricoverata venerdì 2, perché doveva essere sottoposta a un intervento chirurgico all’utero. Ma ci sarebbe stato un decorso inatteso, con complicazioni tali da convincere i medici a provvedere a una seconda operazione il giorno dopo. Cosa sia successo, in questo periodo di tempo, potrà suggerirlo l’esame autoptico, di sicuro a distanza di poche ore la paziente si è ulteriormente aggravata e, malgrado tutti i tentativi di salvarla da parte dei sanitari, è morta circa quattro ore dopo l’intervento.

Un epilogo inaspettato, viste le condizioni di salute della donna, che per il resto stava bene. Non accusava altri problemi, per quanto se ne sa. Questo ha fatto partire la segnalazione ai carabinieri, che nei giorni successivi sono stati in reparto a sequestrare la cartella clinica e sentire tutte le persone informate sui fatti. La procura ha disposto l’autopsia, per capire le cause dell’improvviso decesso e procedere di conseguenza, e ha nominato un perito. Un’operazione gestita male oppure una tragica fatalità?

L’esame ha posticipato di qualche giorno l’ultimo saluto, che si è svolto a una settimana esatta dal decesso, con il rito previsto dai Testimoni di Geova. Miriam Fumis era di origine straniera, ma viveva in Italia ormai da una trentina d’anni. Era sposata Raveane e, oltre al marito, lascia una figlia grande. Lavorava per la cooperativa La Via di Agordo, dove la notizia della sua morte ha provocato dolore e una grande commozione. Quando è entrata in ospedale, non temeva certo per la propria vita. Anche se doveva sottoporsi a un intervento chirurgico, comunque delicato.

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