Delegato licenziato, c’era giusta causa

FELTRE. Il licenziamento è avvenuto per giusta causa e l’azienda ha legittimamente fatto seguire il dipendente da un’agenzia di investigazioni private mentre sbrigava faccende personali nonostante si trovasse in permesso sindacale.
È questa, in sintesi, la decisione del giudice del tribunale di Belluno, che il primo luglio – ma la sentenza è stata appena depositata – ha respinto il ricorso presentato dal delegato Rsu della Clivet licenziato nello scorso autunno.
Una sentenza che per Confindustria Belluno Dolomiti è destinata a fare giurisprudenza. Perché se a leggere la sentenza si vede che da un lato il giudice ha accolto una parte del ricorso – il licenziamento è scattato mesi dopo i fatti contestati, e per questo l’ex delegato Fiom riceverà come risarcimento sei mesi di stipendio – dall’altro lato è stata giudicata corretta la linea di condotta della Clivet.
«La sentenza relativa alla causa intentata dal delegato sindacale licenziato dalla Clivet rappresenta un precedente importante e sancisce alcuni aspetti che vale la pena sottolineare perché avranno una rilevanza che va al di là del caso specifico», spiega infatti Paolo Candiago, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti con delega alle relazioni sindacali dopo la decisione del tribunale. Una sentenza che farà giurisprudenza, secondo Confindustria, perché è per certi aspetti unica in Italia.
«Innanzitutto – afferma Paolo Candiago – il giudice riconosce la “giusta causa” del licenziamento, giudicandolo perciò non discriminatorio. Non solo. Lo stesso giudice evidenzia inoltre la legittimità del controllo a distanza richiesto dall’azienda e svolto da investigatori privati. Infine, la sentenza in questione stabilisce che l’utilizzo dei permessi sindacali per questioni personali è lesiva del rapporto fiduciario tra azienda e dipendente, che si deve necessariamente basare sul rispetto delle regole, così come quello tra azienda e sindacati».
«Di questa vicenda che si conclude come è giusto che sia – conclude il vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti – stupisce la posizione di chi ha difeso pregiudizialmente un delegato licenziato per gravi motivi disciplinari. Ci saremmo invece aspettati che la Fiom, per coerenza, prendesse le distanze da questo comportamento, a tutela e per rispetto degli altri lavoratori. Purtroppo, dobbiamo prendere atto ancora una volta che non tutti hanno compreso come, in questa situazione di difficoltà e di profonda trasformazione, serva un atteggiamento responsabile e di reciproca collaborazione, nel rispetto delle norme e degli accordi». (sdb)
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