Il maltempo di fine giugno lascia il conto: sradicati 300 abeti

FELTRE. Si sono piegati come fili d'erba al vento. Un nubifragio, più probabilmente una vera e propria tromba d'aria, ha abbattuto quasi trecento abeti in valle di san Martino, tra Pian dei Violini e il Pra' de la Val. Secondo la ricostruzione di Lucio Dorz, escursionista feltrino, è accaduto tutto nel giro di pochi minuti attorno alle 18 di sabato 27 giugno. «Quel giorno avevamo organizzato un concerto proprio nella chiesa di san Martino, in valle di Vignui», racconta l’esperto escursionista, «i due gruppi che avevamo invitato, "Funky coppola's" e "Heredym", si sono esibiti all'esterno perché il tempo sembrava consentirlo. Ma appena hanno finito di suonare, neanche a farlo apposta è iniziata a cadere la pioggia. L'acquazzone è durato un quarto d'ora e e poi si è calmato, ma nessuno poteva immaginare cosa fosse successo in fondo alla valle».
L'esploratore l'ha appurato con i suoi stessi occhi soltanto l'altro ieri. «Mi avevano detto che era successo l'irreparabile, ma non pensavo che la situazione fosse così grave». Si tratta soprattutto di alberi che sono stati piantati negli anni 60 per rimboschire l'area da tempo abbandonata, che appartiene per metà ai Bellati e per l'altra metà ai De Mezzan, due famiglie nobili del Feltrino. Pur essendo terreno privato, fa parte del Parco nazionale Dolomiti bellunesi ed è di competenza del Corpo forestale dello Stato.
Apprezzata dagli escursionisti e dagli amanti delle passeggiate più evocative e poco frequentate, la valle di san Martino, in particolare nei suoi anfratti più profondi, è definita da molti “magica”. La naturalità dei luoghi, il torrente Stien con le sue cascate, perfino l'abbandono di casere e malghe l'hanno resa nel tempo un luogo unico dove potersi immergere completamente nella meraviglia della natura. A cadere sono stati per la maggior parte proprio quegli abeti piantati cinquant'anni fa, anche allo scopo di garantire la tenuta del terreno in caso di forti piogge. Ora non resta che capire a chi spetta il ripristino del sito. Senza dimenticare che il bosco riesce a rigenerarsi più in fretta di quanto l'uomo gli imponga di fare.
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