Influenza “suina”, due casi gravi anche al San Martino

BELLUNO. Due casi di influenza “suina”, meglio nota come H1N1 all’ospedale San Martino di Belluno. Il primo risale a diversi giorni fa, mentre il secondo è dell’altro ieri.
Una notizia che arriva a poche ore di distanza da quella che ha interessato l’Usl feltrina dove è ricoverato un uomo.
Il primo paziente curato a Belluno è una donna di mezza età giunta con una gravissima insufficienza respiratoria tanto che, all’inizio, è stata trasferita nell’ospedale trevigiano per essere sottoposta alla terapia extracorporea (Ecmo in gergo medico) necessaria per permetterle di sopravvivere. Passati alcuni giorni e stabilizzata, è stata trasferita nell’unità operativa di rianimazione al San Martino dove la sua prognosi resta ancora riservata.
Ad essere colpito, inoltre, da una forma di H1N1 molto forte, un giovane bellunese che, l’altro ieri, giunto all’ospedale con un quadro severo di polmonite bilaterale, è stato anch’esso ricoverato.
«La cosiddetta influenza suina», precisa il direttore sanitario dell’Usl 1, Tiziano Martello, «è una forma influenzale per alcuni aspetti simile a quella normale che poi evolve in forme più gravi, soprattutto in pazienti fragili e immunodepressi. Con un quadro del genere viene spontaneo al medico eseguire specifici esami clinici che, nei nostri due casi, hanno portato all’evidenza della patologia. Sicuramente, una persona sana non si accorge nemmeno di avere l’H1N1, mentre il quadro clinico rischia di aggravarsi se si tratta di pazienti già debilitati per altre patologie», conclude Martello.
Per evitare contagi, come precisano dalla direzione medica del San Martino, «è necessario seguire le semplici indicazioni igieniche valide per ogni evenienza, come lavare bene le mani, portarsi un fazzoletto alla bocca in caso di starnuti, ed evitare contatti ravvicinati con il malato per scongiurare la trasmissione via area».
Intanto, è super lavoro all’ospedale di Belluno e al pronto soccorso, presi d’assalto dai pazienti colpiti da sindrome influenzale. In questi ultimi giorni, come precisa il primario dell’unità operativa di Belluno, Giovanni Gouigoux, «quotidianamente sono oltre 130 gli accessi al reparto soprattutto per complicanze causate dall’influenza, come le polmoniti. I più a rischio sono gli anziani, le fasce più deboli della popolazione».
«Per questo», sottolinea Martello, «è necessario vaccinarsi, per evitare le complicanze e comunque un vaccino rappresenta un’arma in più contro la malattia».
Ma sono state molte anche le persone che hanno avuto bisogno di un ricovero «seppur di un paio di giorni per un quadro clinico un po’ più complicato, mentre tutti gli altri, dopo essere stati visitati, sono stati mandati a casa», sottolinea il direttore sanitario.
E benché tutti dicano che la situazione è simile a quella degli altri anni, i numeri dicono che vi è una maggiore incidenza della patologia, tanto che il pronto soccorso, non avendo posti letto liberi nei reparti di riferimento, ha dovuto ricoverare pazienti in altre unità operative. «Un caso serio è stato messo in chirurgia perché la pneumologia era già piena, ma è normale per un ospedale», conclude Martello.
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