Nure Bamoussa, dall’Alpago alla serie B del Marocco

. La stoffa sembra la stessa del cugino Abdoullah, l’atleta originario del Marocco, ma bellunese d’adozione, che con la maglia azzurra dell’Italia ha partecipato anche ai Giochi olimpici estivi di Rio de Janeiro 2016 nella gara dei 3000 metri siepi.
Lui, però, si chiama Noureddine Bamoussa, è nato nel 2001 e nelle scorse settimane è approdato all’Olympique Dcheira, squadra della serie B di calcio marocchina.
Tutti, in Alpago, lo conoscono come “Nure”. E in effetti è proprio con la maglia gialloverde indosso che è cresciuto nelle ultime stagioni. Il suo sogno, anzi il suo obiettivo, è entrare nel mondo del professionismo in Europa. In questo senso, Nure sembra già avere le idee molto chiare.
Quella di Nourredine, peraltro, è una storia tutta da ascoltare. Perché la sua avventura nell’Olimpique inizia in maniera quasi casuale.
«Sono all’Olympic Dcheira da due mesi e mezzo – racconta lo stesso Bamoussa jr – ed ho svolto la preparazione con loro. Inizialmente solo per restare in allenamento e tornare in Italia in forma. Poi mi hanno notato e sono piaciuto, mi hanno chiesto di giocare con loro e rimanere qua. Come mi ero avvicinato a loro, inizialmente? Semplicemente sono andato al loro campo di allenamento ed ho chiesto se potevo fare la preparazione con loro».
Ora, invece, indossa la maglia di uno dei club professionistici più importanti della seconda serie marocchina. Fondato nel 1958, l’Olympique Dcheira gioca nella serie B marocchina (la seconda divisione del campionato di calcio professionistico in Marocco) dalla stagione 2014-2015.
«Resterò qui – assicura Bamoussa – fino a quando non mi arriveranno proposte più allettanti e cercherò il professionismo in Europa. Quanto alla scuola, ne inizierò una di lingue qui».
Bamoussa, centrocampista che predilige il ruolo di mezz’ala, è tuttora molto grato alla società da cui arriva, l’Alpago.
«Lì giocavo con gli Juniores – ricorda – e facevo la mezz'ala. Mi trovavo molto bene con la società anche perché mi hanno fatto crescere molto in questi anni con loro. Avevo fatto anche mezza stagione con i Giovanissimi Elite al Belluno ma mi avevano scartato a dicembre. Mio cugino Abdoullah? Andavo un paio di volte alla settimana ad allenarmi con lui e mi diceva sempre che bisogna fare sacrificio giorno per giorno per raggiungere i propri obiettivi. E mai mollare».
Proprio il cugino Abdoullah lo definisce «uno che ci tiene tanto a raggiungere i propri obiettivi».
Una curiosità, infine. Anche Abdoullah Bamoussa, al suo arrivo in Italia, si cimentò nel gioco del calcio, per quattro anni (vestì la maglia della Fulgor Farra). Poi decise di dedicarsi all’atletica, alle gare su strada e in montagna. Fino alle Olimpiadi di Rio. —
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