Lucia Arnoldo studentessa modello. «Che emozione il titolo Mondiale universitario»
Atletica. La zoldana: «Studio Biotecnologie a Verona e mi piace molto, vivo vicino all’università per potermi allenare. Ora si è conclusa la stagione del cross e mi concentro su montagna e pista»

Sempre più una certezza del mondo del cross azzurro. Se serviva una conferma, Lucia Arnoldo l’ha data questo weekend, andando a vincere i Mondiali Universitari di Cassino nel lungo di 10 km, una distanza che tra l’altro non aveva mai sperimentato e che ha regalato all’Italia il primo titolo individuale nelle 24 edizioni dell’evento.
Un passo alla volta, la bellunese nativa della Val di Zoldo, tra l’altro candidata ad atleta veneta dell’anno dalla Fidal, sta scrivendo pagine importanti della sua carriera e a soli vent’anni, con un curriculum di tutto rispetto, vuole alzare sempre di più l’asticella vivendosi tutte le emozioni che l’atletica sa dare.
Lucia, a proposito di emozioni, cosa hai provato nel tagliare per prima il traguardo a Cassino?
«Di emozioni ne ho provate davvero tante, non mi sarei mai aspettato un risultato del genere. Il livello era alto, i tecnici ci hanno detto che sarebbe stata una gara dura e che soprattutto le giapponesi erano molto competitive. Il mio obbiettivo era dare il massimo, non credevo nemmeno di poter entrare in top ten».
E allora cos’è successo?
«La forma c’era, il percorso lo conoscevo ed era adatto alle mie caratteristiche con tanti sali e scendi e diversi cambi di direzione. Mi sono trovata molto bene ed è uscita una gara incredibile. Me la sono goduta dal primo all’ultimo metro, ho corso in progressione con molta lucidità ascoltando le mie sensazioni. Non avevo mai fatto i 10 km, c’erano ragazze ben più esperte di me su questa distanza, la gestione però è stata ottima, sono contentissima di come è andata e di come sono riuscita a divertirmi».
Dalle tue parole ci sembra di capire che la pressione di indossare la maglia azzurra la sai gestire bene, è così?
«La porto con estrema serenità. Sono molto contenta di riuscire a gestire la pressione e l’adrenalina che sono ovvie nell’indossare la maglia della nazionale. Però sono capace di trasformarle in energia positiva. L’obiettivo quando rappresenti l’Italia è sempre quello di dare il massimo, bisogna arrivare preparati e conoscere bene le proprie possibilità».
L’oro ai Mondiali Universitari testimonia ancor di più la tua abilità nel coniugare sport e studio...
«Al momento sono al secondo anno di Biotecnologie a Verona e riesco a conciliare bene le due cose. Sono riuscita ad organizzarmi in modo ottimale a livello logistico, andando ad abitare vicino all’università in modo da seguire le lezioni ed incastrare gli allenamenti. Alle superiori vivevo lo studio con molta più ansia, adesso che ti puoi gestire da sola è più semplice».
Perchè hai scelto di approfondire questa materia?
«Mi piace molto questo ambito, che avevo affrontato nell’ultimo anno di liceo. Alle lezioni tradizionali alterniamo molti laboratori, è bello mettere le mani in pasta ed essere sul campo. Anche gli ultimi esami sono andati bene, quindi posso essere contenta al momento».
Tornando alla corsa, quali saranno i tuoi prossimi passi?
«La rassegna di Cassino chiude la stagione del cross. Una stagione abbastanza lunga per me, iniziata a novembre con le selezioni per l’Europeo che poi ho corso in Portogallo, passando poi per il Campaccio e per i campionati italiani. Per un po’ accantoniamo questa disciplina, mi concentro ora sulla corsa in montagna e sulla pista».
Cosa si prova a stare nel mondo dell’atletica?
«Lo vivo con passione e serenità. Correre mi fa stare bene, lo faccio tutti i giorni e ci metto tutta me stessa. La corsa mi da tanto e mi ha circondato delle persone a me care, amicizie che sono sicura dureranno per sempre».
Ed i momenti negativi come li affronti?
«Nello sport ci sono sempre, bisogna saperli affrontare con tanta forza di volontà, pensando a ritornare più forti di prima. Io mi reputo fortunata perchè fino ad ora non ho mai avuto grossi problemi a livello fisico ed ho sperimentato poche fasi negative. Sono in questi momenti però che si vede la forza dell’atleta, credo sia fondamentale sempre essere proiettati al futuro e porsi nuovi obbiettivi».
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