Calcio Eccellenza. Faoro: «Il Cavarzano può fare bene anche in futuro, ma servono impianti»

Il direttore sportivo ha lasciato i giallorossi per andare al Vittorio Veneto. «È una piazza importante, Parteli e Di Tommaso hanno capito le motivazioni. Ora c’è da concentrarci sulle finali per la D, la squadra è serena e carica»

Gianluca Da Poian
La presentazione di Alberto Faoro al Vittorio
La presentazione di Alberto Faoro al Vittorio

Al lavoro per il Vittorio Falmec, ma al tempo stesso concentrato anche sull’obiettivo serie D da raggiungere con il Cavarzano. Il ds Alberto Faoro è stato annunciato nei giorni scorsi dal club trevigiano appena retrocesso in Promozione, confermando un’indiscrezione nell’aria da qualche settimana. Il dirigente sta pianificando la prossima stagione e a proposito, c’è una voce che vorrebbe il tecnico bellunese Valerio Pradel - reduce da una positiva annata all’Itlas - al fianco di Andrea Gallonetto che è l’indiziato numero uno per il ruolo di mister.

Il Cavarzano nei playoff nazionali giocherà invece domenica 24 in Piemonte, contro una tra Borgomanero e Lascaris. È l’andata della semifinale, con ritorno il 31 a Sedico.

Avete anticipato i tempi dell’annuncio.

«Chi fa il direttore sportivo si sposta in momenti della stagione differenti, rispetto ad allenatori e giocatori. Io ho portato a termine la stagione con il Cavarzano, dopo di che si è aggiunta la gratificante appendice dei playoff nazionali di Eccellenza. Ma non potevamo aspettare metà giugno e di conseguenza ho cominciato a lavorare».

È la seconda esperienza fuori provincia.

«Avevo avuto un ruolo da collaboratore a Trento anni fa, seppur differente nelle mansioni. Non abitando nel Bellunese, sono più comodo a raggiungere Vittorio Veneto, rispetto a Cavarzano o Sedico. Naturalmente non è la sola motivazione. Vado in una piazza importante, reduce da una stagione negativa e pesante, ma non c’è alcun dubbio questa società abbia ambizioni, strutture e organizzazione quasi strette per l’Eccellenza. Cercheremo di essere protagonisti in Promozione, consapevoli la concorrenza sia parecchia».

Una concorrente in più per il mercato bellunese…

«Non credo, il bacino a Treviso è ampio…».

Max Parteli come ha preso la sua decisione?

«Al di là del legame sportivo, è il mio migliore amico. Prima di accettare la proposta del Vittorio mi sono confrontato con lui e con il vice presidente Roberto Di Tommaso, che stimo molto. Hanno compreso le mie motivazioni e per me è stata una spinta ulteriore non di poco conto».

Lascia con una D in ballo.

«Quando siamo tornati io e Parteli nell’estate 2024 abbiamo ereditato una squadra reduce dalla salvezza ai playout contro il Cadoneghe e, mantenendo il medesimo equilibrio societario, siamo approdati in semifinale di Coppa Italia, al secondo posto in campionato e ora ai playoff nazionali. Penso sia stato svolto un bel lavoro collettivo nel farci conoscere nel panorama regionale, perché questa è una società che ha solo quattro anni di Eccellenza alle spalle e fino a poco fa era complicato portare qui giocatori, al di là dell’aspetto logistico. Ora ritengo sia molto più conosciuta e apprezzata. Quanto alla serie D, la squadra è serena e carica. Non abbiamo alcuna pressione e anzi bisogna viverla come un’opportunità da godersi fino in fondo».

Il prossimo anno il Cavarzano avrà o una D da affrontare o un’Eccellenza in cui giocoforza non sarà più outsider.

«Per fortuna il club esisteva prima di me e andrà avanti anche senza di me. Da un lato significa aver lavorato bene. Dovranno fare delle riflessioni in particolare sugli impianti sportivi, però ci sono le possibilità di programmare bene. Se fosse in una categoria sopra, meglio ancora».

Conosceva Sandro Tormen.

«Abbiamo condiviso lo spogliatoio il venerdì, allenandoci a Sedico noi e il Fiori Barp. Avevamo anche chiacchierato nei rispettivi ruoli ed è durissima ci lasci così. Una persona che ha dato tanto, al calcio bellunese».

 

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