L’app che insegna a migliorare lo stile di guida

Il telefonino? Croce e delizia di chi guida, specie se si tratta di un modello d’ultima generazione. Di quelli, ormai divenuti familiari, che permettono di leggere e inviare mail o messaggi di testo, nonché navigare sul web e interagire coi vari social network.
Secondo una recente ricerca della AT&T, il 98% degli automobilisti sa benissimo che si tratta di azioni pericolose perché sottraggono attenzione alla guida, ma tre su quattro proprio non riescono a fare a meno di dare una sbirciatina ogni tanto, mettendo così a rischio la propria incolumità e quella degli altri.
Eppure, se usate in maniera appropriata, alcune applicazioni degli smartphone possono essere utili anche quando si è al volante. Come quella messa a punto da Vodafone Italia e Zurich Connect: si chiama Save as You Drive, ed è stata pensata proprio per incentivare comportamenti virtuosi quando si è in auto, grazie tecnologia telematica applicata all’automotive.
In che modo? Sostanzialmente sfruttando un algoritmo che analizza in tempo reale il proprio stile di guida, fornendo un riscontro obiettivo sia sulle manovre corrette che sugli errori commessi. Il cosiddetto “accelerometro”, in particolare, mette sotto la lente d’ingrandimento la velocità, l’accelerazione e le frenate, ma registra anche la frequenza con cui vengono effettuate manovre pericolose. Il tutto viene poi correlato con la misurazione dell’efficienza energetica relativa ai vari stili di guida, per indicare quello più corretto anche nell’ottica della salvaguardia ambientale.
Dopo trenta giorni dal primo utilizzo, e percorsi almeno duecento chilometri, la app dà anche un punteggio sulle abilità personali del guidatore, confrontandole con quelle di una community più ampia che la utilizza.
Insomma, uno strumento a due facce. Una che consente di mettersi alla prova, migliorando il proprio stile di guida laddove sia carente. L’altra, più maliziosa, che permette alle compagnie assicuratrici di tenere sotto controllo i propri clienti. Il che non sarebbe un delitto, se a comportamenti corretti corrisponderanno tariffe altrettanto “virtuose”.
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