La grande delusione è Baronchelli
Sembrava un Giro fatto su misura per il Tista, che invece «stecca»

Gianbattista Baronchelli insegue Miro Panizza
BELLUNO
. Pareva un Giro disegnato appositamente per Gianbattista Baronchelli, con quell'inedita chiusura in salita sullo Stelvio, oppure per Giovanni Battaglin, con la novità di due cronometro consecutive a metà Giro, la seconda delle quali in salita. Invece, proprio la montagna respinge il Tista che, debilitato da un virus, non decollerà mai. Ed è la crono in salita di soli 13 km a mandare in crisi Battaglin. Ne approfitta Fausto Bertoglio che, nelle gerarchie della Jollj Ceramica, avrebbe dovuto essere una solida spalla per Battaglin. Quel 1975 è stata l'annata migliore di Bertoglio, tanto da conquistare tappa e corsa anche al Giro di Catalogna. Nel suo palmares anche il terzo posto al Giro 1976 e la coppa Placci sempre di quell'anno, stagione in cui corse anche il Tour, chiudendo nono. Alle spalle di Bertoglio nella generale di quel Giro arriva uno spagnolo che ha una vicenda sportiva tutto sommato analoga a quella del bresciano, essendo stato gregario di Fuente a lungo. Due volte sul podio al Giro, nel nel 72 e nel 75, Francisco Galdos Guana ha conquistato sullo Stelvio la sua vittoria più importante, coronando una grande corsa rosa. Quel risultato è rimasto così nel cuore del corridore spagnolo che, sceso dalla bici, ha aperto un ristorante a Vitoria, la sua città, chiamandolo proprio «Stelvio». (gi.pe.)
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