Fullin: «Un play al Feltre per il salto di qualità»

FELTRE. Volendo dare il voto al 2013 del Feltre basket, sarebbe sette. Come il filotto di sette vittorie consecutive infilato tra febbraio e marzo che è stato il momento più esaltante della stagione della Joint and Welding chiusa con l'eliminazione agli ottavi. Per fare un passo in più, servirebbe un playmaker: guardando a dove migliorare, il primo tassello è quello.
E chissà se a metterlo sarà l'allenatore Mario Fullin, che ha completato un campionato «sicuramente positivo» dopo aver preso il posto lasciato libero a gennaio da Filippo Campagnolo, salito in corsa sul treno della B2 a Bassano.
«Abbiamo ricalcato l'annata precedente centrando i play-off per il secondo anno consecutivo con una squadra rinnovata, perché rispetto alla prima stagione in serie D tanti ragazzi sono partiti e altri sono arrivati, ricominciando da zero. La squadra con Campagnolo ha fatto benissimo e non ho fatto altro che dare continuità a due anni e mezzo di lavoro», dice il tecnico, che non ha ancora preso una decisione sul suo futuro in panchina.
«Non so ancora cosa voglio fare», spiega. «Questo per me voleva essere un anno senza eccessivi impegni, da vice, invece sono subentrato a Campagnolo e allenare in serie D è stato dispendioso. Ora staccherò la spina per un po' e nel frattempo penserò se tornare in pista al 100 per cento o fermarmi un attimo».
E il bilancio è «decisamente positivo. Spero che anche i dirigenti siano rimasti contenti e credo di sì, così come i ragazzi devono essere consapevoli di essere usciti a testa alta dai play-off contro una squadra molto ben organizzata. Il gruppo ha fatto il massimo. Sono orgoglioso di aver allenato giocatori che seguono le direttive e hanno sempre dimostrato la voglia di migliorare e migliorarsi. Le sette vittorie consecutive sono state una bellissima cavalcata che ci ha portato al terzo posto in classifica».
Ma come le montagne russe, dopo l'apice c'è stata la discesa, repentina: «Una volta arrivati in alto, un po' di rilassamento ci ha fatto perdere qualche colpo».
Ecco, quello probabilmente è stato il momento chiave, perché la Joint and Welding ha perso posizioni in classifica e scivolando indietro nella griglia dei play-off è maturato l'abbinamento con il Lido, quasi imbattibile in casa dove in stagione regolare nel suo girone ha perso una sola volta.
«Ma in gara 1 ci siamo andati vicinissimi, avevamo la partita in mano fino a pochi secondi dalla fine e quello è il rammarico più grande».
Pensando adesso a dove si può migliorare, il primo tassello è nel ruolo di playmaker: «In certe occasioni siamo mancati un po' in regia. Il mattoncino che serve di più è nella costruzione del gioco».
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