La Spagna è campione del mondo per la seconda volta: battuta l’Argentina 1-0 ai supplementari

Yamal e compagni riescono nell’impresa di imitare la squadra di Iniesta che trionfò nel 2010: decisivo il gol di Ferrán Torres al 106’, ma pesa l’espulsione di Enzo Fernández

Massimo Meroi

La Spagna è campione del mondo per la seconda volta. Yamal e compagni riescono nell’impresa di imitare Iniesta e i colleghi che trionfarono nel 2010 in Sudafrica superando l’Olanda. Allora a decidere fu un gol nel secondo tempo supplementare del centrocampista del Barcellona (minuto 115), stavolta decide un altro blaugrana, Ferran Torres al minuto 106.

La Spagna che aveva già fatto la doppietta Europeo-Mondiale nel biennio 2008-2010 (poi si confermerà campione continentale battendo in finale l’Italia di Prandelli nel 2012) si ripete e dimostrando di essere la squadra più ... squadra del torneo. All’Argentina non riesce la doppietta riuscita in passato all’Italia (1934-1938) e al Brasile (1958-1962).

L’Albiceleste è arrivata prosciugata a questa finale al pu nto che se si esclude le due azioni negli ultimi secondi, non ha mai calciato in porta.

Nell’Argentina Scaloni lascia in panchina, Molina, Paredes e Lautaro e sceglie Montiel, accentra McAllister e fa giocare dall’inizio Nico Gonzalez e Alvarez. La Spagna è la stessa che ha battuto in semifinale la Francia.

Partono bene gli iberici che mettono le tende nella metà campo avversaria, un problema per Messi che si ritrova a giocare a cinquanta metri dall’area avversaria. Al 4’ un tiro-cross di Yamal viene bloccato in due tempi da Martinez. Poco dopo Unai Simon deve uscire fino alla trequarti per anticipare Messi. Fa discutere al quarto d’ora l’entrata di McAllister su Dani Olmo: fallo da arancione, l’arbitro sloveno Vincic non estrae nemmeno il giallo.

È una finale, impossibile che le squadre la giochino con leggerezza. Se poi ci aggiungiamo il caldo soffocante ecco che i ritmi sono inevitabilmente bassi. Serve la giocata di un singolo per accendere la gara.

Il primo vero tiro nello specchio della porta arriva al 39’ e porta la firma di Oyarzabal che però calcia troppo centrale per impensierire Martinez.

Un giro di lancette e arriva il primo ammonito della partita: è Lisandro Martinez che poco dopo chiede il cambio per un problema muscolare, al suo posto entra Otamendi. Poco prima un diagonale a lato di Cucurella era stato l’ultimo tentativo di un primo tempo povero di lampi.

L’intervallo di 27 minuti del quale avremmo fatto volentieri a meno e nel quale va in onda uno spettacolo in tipico stile americano (era proprio impossibile farlo prima della gara?) non cambia ritmi e interpretazione della gara da parte delle due squadre.

Nell’Argentina entra Paredes che si mette subito in evidenza con un paio di provocazioni che gli costano l’ammonizione. Scaloni prima dell’ora di gioco si gioca il secondo slot inserendo Molina per Montiel, sul fronte opposto De la Fuente si gioca le carte Pedri e Ferran Torres e proprio quest’ultimo su cross di Yamal incorna tra le braccia di Martinez.

Siamo a metà ripresa e la sensazione è che la Spagna stia alzando i giri del suo motore. Si fa male anche Romero e Scaloni si gioca il terzo slot togliendo anche De Paul. A questo punto Lautaro Martinez potrà entrare solo in caso di tempi supplementari (cosa che non accadrà). E ai supplementari si va perché la Spagna non riesce ad approfittare di un’Argentina sulle ginocchia che riesce solo a difendersi.

Le Furie Rosse diventano un po’ vittime del loro calcio fatto di un possesso palla nel quale manca uno stoccatore. L’espulsione di Enzo Fernandez arriva al terzo dei quattro minuti di recupero e all’ultimo respiro Martinez respinge la punizione di Yamal.

Con l’uomo in più la Spagna deve allargare il gioco sulle fasce. Lo fa ma non con la giusta convinzione. Il primo supplementare si apre con la parata di Martinez sul colpo di testa di Nico Williams (92’), poi l’episodio del gol annullato all’attaccante del Athletic Bilbao che farà molto discutere per un contatto tra Merino e Otamendi (95’).

Il centrocampista spagnolo mette fuori un colpo di testa da buona posizione e la Spagna comincia a sentire puzza di bruciato. Poi alla prima azione del secondo supplementare Ferran Torres con un violento sinistro spezza l’incantesimo. Ed è giusto così.

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