Fisi, Bortoluzzi sfida Roda: «Basta un uomo solo al comando»
L’ex presidente della Fisi Veneto torna in corsa per la guida nazionale e sfida Roda e Noris. Si vota il 10 ottobre a Verona: «La federazione è stantia, qualcosa va cambiato»

Una candidatura rumorosa. Sì, perché quando tutti nel 2022 lo avevano dato per definitivamente fuori dai giochi, Roberto Bortoluzzi ha stupito tutti gli addetti ai lavori presentando il suo nome per la presidenza della Fisi nazionale.
L’uomo che aveva guidato per 26 anni la Fisi del Veneto sfiderà il lombardo Antonio Noris e soprattutto l’attuale numero uno Flavio Roda. Si vota il 10 ottobre a Verona e se a Roda servirà prendere il 66,7 per cento dei voti, Bortoluzzi e Noris dovranno comunque superare il 50. Se come possibile nessuno dei tre dovesse andare a segno, si tornerebbe alle urne con nuovi scenari nel 2027, visto che Roda che non potrà più ricandidarsi.
Bortoluzzi, due parole sulla sua scelta, che ha davvero sorpreso tutti...
«Mi sembrava opportuno tornare in pista, viste anche le chiamate che ho avuto. Vorrei dare un contributo che riporti la Fisi ad avere meno presidenzialismo e più presidente. Non un uomo solo al comando come ora con Roda, ma come accadeva in Veneto, ogni consigliere ad avere la propria delega in modo autonomo, senza interferenze. Vanno lasciati lavorare. Il presidente deve fare il presidente, deve trovare il denaro necessario a gestire la federazione, non andare a costruire le squadre agonistiche ad esempio».
Nel 2002 i presidenti provinciali fecero una propria lista per spezzare l’egemonia di Bortoluzzi che durava da 26 anni. Sarà dura adesso chiedere un loro appoggio.
«Non voglio fare polemica, ma ricordiamo bene che nella precedente elezione l’attuale presidente veneto Roberto Visentin aveva supportato Maldifassi e non Roda. Le dinamiche cambiano ma mi pare difficile che ora possa andare con Roda, che tra l’altro lo ha anche commissariato tre anni fa. Credo invece che un elettore veneto valuti meglio un candidato veneto, rispetto ad un altro».
Se per Roda è dura arrivare al 66,7 per cento, pare sulla carta impossibile che sia lei che Noris possiate arrivare al 50. La vostra candidatura viene letta da molti come un’azione di disturbo. In parole povere, facciamo perdere Roda e al voto successivo si riapre la partita.
«Può essere che non accada, ma nel caso sia io che Noris siamo pronti. Se invece Roda non arrivasse al quorum, andrebbe avanti con la normale amministrazione fino a gennaio o febbraio. Poi si cambierà, come è accaduto alla Fisg con Andrea Gios».
Si pensa già a febbraio quindi?
«Se si dovessi rivotare, a mio avviso emergeranno altre candidature importanti. Roda ha ragione ad essere preoccupato, perché avere due avversari di due regioni importanti, come Veneto e Lombardia, non può certo fare piacere».
Facendo un exit poll, a quanto può arrivare Bortoluzzi?
«Non faccio numeri. Io ho fiducia e credo nel sostegno del Veneto, al quale ho dato il mio contributo per 26 anni. Non credo che tutti i miei corregionali mi votino contro».
Come vede Antonio Noris?
«Il suo nome è il risultato di un problema avuto da Roda con il comitato Alpi Centrali e con Carmelo Ghilardi, di cui Noris è un allievo. Il senso è questo: “Tu vai contro di me, io metto un candidato e ti faccio vedere come funzionano le cose”».
È possibile avere una sorta di tregua con i presidenti provinciali del Veneto o con buona parte di loro? E con chi non è possibile?
«L’unico con cui è difficile trattare è Luca Lagnerini del comitato di Vicenza, anche se quel territorio è storicamente con me. Ho ancora gente forte dalla mia parte come ad esempio Carlo Dal Pozzo e Roberta Rodighiero».
E nel Bellunese?
«Ho già parlato con Berto Sommavilla e mi siederò attorno ad un tavolo con l’auronzana Federica Monti che è la vice del Veneto».
Pare difficile che per i pregressi avuti la Monti potrà appoggiarla…
«Io ci provo e spero possa avere amor di patria per il Veneto».
Quale ruolo potrà avere Cortina? Ci sono in lizza come consiglieri il vice di Roda, Stefano Longo, e l’ex presidente dello Sci club Cortina Igor Ghedina.
«Longo non penso che possa attirare grandi numeri di voti. E non so ancora chi possa appoggiare Ghedina. Ma siccome chi va a votare sono i singoli presidenti delle società, allora sarò attento con loro».
Come vede la candidatura a consigliere dei grandi fondisti Silvio Fauner e Manuela Di Centa?
«Sono stati bravi a metterci la faccia, perché non è un ruolo semplice quello di consigliere, soprattutto per come lo intendo io e cioè in prima linea nelle decisioni».
Roda ha dalla sua ottimi risultati sportivi, soprattutto alle Olimpiadi.
«Qualcosa va cambiato perché la federazione è stantia e in questo momento decide solo lui qualunque cosa. Ok i risultati, ma la gente è stufa. Anch’io quando ero presidente della Fisi del Veneto ho avuto atleti di un certo spessore».
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