Feltre, bilancio positivo. Perotto: «Che bello tutti quei tifosi a Villorba»

Rugby B. Nessun dramma dopo la promozione sfumata.

Ora si guarda avanti, in primis sentendo le intenzioni di coach Coppa

Giovanni Pelosio
Una fase della gara del Feltre a Villorba
Una fase della gara del Feltre a Villorba

Al Rugby Feltre è già tempo di voltare pagina, per programmare la prossima stagione, a partire dallo staff tecnico, che dovrà tentare il nuovo assalto alla categoria superiore, verificando le intenzioni in prima battuta di Federico Coppa, che sta rivestendo incarichi lavorativi sempre più prestigiosi ma anche impegnativi.

Non è ancora il momento, però, di archiviare il campionato appena concluso, considerato che gli echi della “finale” di Villorba non si sono ancora spenti. Il capitano Enrico Perotto, che ha rilevato i gradi dell’infortunato Andrea Sartor, analizza con estrema chiarezza gli ultimi 80’ della stagione:.

«Loro si sono dimostrati più forti di noi, a rigiocarla altre dieci volte, l’avremmo persa nove. Non hanno sbagliato nulla, non c’è nulla da recriminare Ci avevano imbrigliati, le abbiamo tentate tutte, ma senza venirne a capo. Siamo, comunque, usciti dal campo sereni per aver dato tutto. Abbiamo dato sempre tutto e quello che abbiamo raccolto è davvero tanto, perché trequarti degli spalti erano nostri, l’entusiasmo che ci segue è appassionante».

L’infortunio di Garlet ha pesato?

«Quello che è capitato a Lorenzo ci ha un po’ condizionati. Ci siamo ripresi abbastanza velocemente nel primo tempo, dove tutto sommato non abbiamo sofferto particolarmente. Invece, ci è mancato nel secondo tempo, perché è un gran giocatore e avrebbe creato scompiglio nella difesa avversaria. Mi ha sorpreso la reazione che ha avuto suo fratello Andrea, perché dopo l’infortunio di Lorenzo era davvero “suonato” . Si è ripreso velocemente e ha veramente dato tutto quello che aveva, addirittura è stato lui in due, tre circostanze a chiamarci a raccolta e suonare la carica e per chi lo conosce e sa quanto sia taciturno, è davvero qualcosa di eccezionale».

Qual è la tua valutazione della stagione che si è conclusa domenica?

«Alla fine della seconda partita, io e Andrea (Sartor, ndr) ci siamo guardati, ci siamo detti che era andata bene ma che a breve, già dal Franciacorta, sarebbe cambiata la storia; invece, la storia non è cambiata mai e ciò significa che siamo forti. Abbiamo qualche ragazzo che ci ha garantito un cambio di passo, come Churro Magallanes, Di Fiore, Sartor e poi ci sono i giovani, che stanno crescendo molto bene. Li vedi contenti, affiatati, hanno iniziato a far parte del gruppo ed è bello averli là con noi. È davvero bello non essere solamente in 5 o 6 a tirare avanti la carretta. Più di qualche volta ci sono stati dei malumori, perché qualcuno doveva rimanere in panchina, ma meno male, questo è quello che ci serve, perché già così, con una rosa più profonda, siamo arrivati al termine cotti. La rosa si sta allargando, grazie a tutto il lavoro che è stato fatto negli anni con le giovanili, a noi che abbiamo tenuto botta negli anni brutti e allo staff, che ci ha seguito da vicino, senza, però, imporci nulla».

Che sensazioni ti porti a casa, dopo un’annata lunga ma appagante?

«È stato bellissimo voltarci verso la tribuna e vedere quanta gente c’era ed era lì per noi. Questa è una cosa fantastica, tanto quanto i bambini del minirugby che continuano a seguirci, oppure come la festa a sorpresa che abbiamo trovato al Boscherai, con i bambini che ti guardano con gli occhi “a cuoricino” e tanti tanti genitori, supporter, amici che sono venuti lì non per farci un piacere ma perché avevano il piacere di stare con noi” Non sono stati tutti mesi sereni, però. “Abbiamo dovuto superare un momento brutto, come la morte di Totò, un altro ragazzo che stava crescendo in campo e fuori dal campo, si stava impegnando, stava vincendo la sua timidezza. Non è normale che una squadra debba passare cose del genere. Questo ci ha compattati, la sofferenza ci ha ancora più avvicinato. Abbiamo superato anche gli infortuni a giocatori chiave, dimostrando di saper risolvere anche questi problemi, abbiamo superato i malumori di chi doveva rimanere fuori, ma sono tutti rimasti, hanno continuato a venire al campo, considerando che è bello di far parte di questo gruppo, anche se si giocano 10’ in un campionato. Questi ragazzi vanno ringraziati».

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