De Michiel, una vita nel segno dello sport e della solidarietà

Da azzurro di carabina (con quattro Olimpiadi alle spalle) a giocatore di curling senza mai tralasciare l’impegno sociale



In sedia a rotelle con una carabina, dalle Paralimpiadi ai mondiali: è la storia di Daniele De Michiel.

Il lorenzaghese classe 1957 non si è fatto scoraggiare dall’incidente che gli ha fatto perdere l’uso delle gambe, ma si è subito dato da fare ed è diventato un campione a livello internazionale di tiro a segno con carabina.

Tutto è iniziato nel periodo di convalescenza dopo l’incidente. Daniele ha visto nello sport un elemento per riprendersi e per cominciare una nuova vita, convivendo con la disabilità.

«Ero in ospedale a Vicenza e ho conosciuto un ragazzo come me che aveva una società di tiro con l’arco nel Veneziano. Mi convinse a provare quella disciplina e io accettai. In quel periodo così iniziai ad insegnare proprio il tiro con l’arco al villaggio San Paolo di Jesolo ai ragazzi disabili».

Il tiro con l’arco però non era la strada giusta e, al ritorno a Belluno, De Michiel decise di cambiare sport.

«Nel 1988 ritornai a Belluno e cominciai a frequentare sin dall’apertura il poligono di Polpet. Con l’arco non mi trovavo bene ma con la carabina sentivo di avere un certo feeling. Vedevo che i risultati erano migliori nel tiro a segno così decisi di abbandonare l’arco e di continuare in questa specialità».

SUBITO LA NAZIONALE

Ed ecco che Daniele entra in poco tempo a far parte della nazionale italiana.

«Nel 1990 sono entrato nel giro della nazionale. La mia prima uscita è stata in Inghilterra. Bilancio positivo, la disciplina mi piaceva e decisi di continuare ad allenarmi. Così iniziò il periodo d’oro della mia carriera sportiva».

De Michiel partecipa così a ben quattro Paralimpiadi: Barcellona, Atene, Atlanta e Sidney, cimentandosi nel tiro a segno con carabina 22 da 50 metri e con carabina ad aria compressa da 10 metri, sempre ottenendo dei buoni piazzamenti individuali, costantemente nei migliori dieci al mondo. Ma è ai mondiali che l’atleta cadorino ottiene le maggiori soddisfazioni. Nel 1998, a Santander, Daniele vince nella 10 metri e arriva secondo nella carabina 22. Il giorno dopo il successo De Michiel è osannato anche dalla stampa spagnola. Nei mondiali del 2002 in Corea, Daniele ottiene un altro secondo posto con la 22. Tante anche le medaglie ottenute non individualmente ma con la squadra italiana.

La scelta di cambiare

«Nel 2005 ho deciso di smettere. I problemi iniziavano ad essere troppi, tra permessi, allenamenti e viaggi lunghi. Sto ancora continuando a disputare il campionato italiano con gli Alpini e cerco di andarci ogni anno, ovviamente non per fare risultato; ma me la cavo ancora».

Una vita sportiva che non si ferma al tiro a segno, ma che prosegue tuttora con il curling. Daniele oggi fa parte della squadra del Cortina Curling Club 66 e anche in questo ambito le soddisfazioni al lorenzaghese non sono certamente mancate.

«Ho deciso di cimentarmi nel curling perché era uno sport che mi attirava da sempre, avevo voglia di provarlo e sono rimasto contento della mia scelta. Ho capito che è una disciplina dove la tattica è molto importante, bisogna studiare a fondo l’avversario ed usare molto la testa. Allenamento dopo allenamento sono riuscito a comprendere meglio cosa dovevo fare e come funziona veramente uno sport che non è poi così facile come sembra. Poi mi piace lavorare in squadra, e visto che Cortina offriva questa opportunità non ci ho pensato due volte e l’ho colta al volo».

Il team weelchair del Curling Club 66 partecipa al campionato italiano e negli scorsi anni i piazzamenti finali sono stati di assoluta qualità. Il Curling Club 66 Cortina è l’associazione di curling ancora attiva più antica d’Italia, oltre ad essere uno dei club con più titoli italiani complessivi. La società è stata fondata nel 1966 da Renato Ghezze, Paolo Da Ros, Lino Mariani e compagni. Nel 2017 la formazione ampezzana composta da Daniele, Sandro Dal Farra, Stefano Tacca, Matteo Ronzani, Daniele Grandelis, con skip Angela Menardi e allenatore Adriano Lorenzi ha raggiunto il massimo risultato e si è laureata campione d’Italia vincendo l’oro alle finali di Cembra (Trento). Un anno dopo, nel 2018 appunto, la squadra della “Regina delle Dolomiti” si è confermata ad alti livelli, vincendo il bronzo sempre ai campionati italiani. Anche in questa stagione la formazione ha preso parte al torneo ed ora sta svolgendo le qualificazioni per centrare ancora una volta le finali e difendere i piazzamenti del recente passato.

IN GIRO NELLE SCUOLE

Ora Daniele viene chiamato nelle scuole per raccontare la sua storia. Per raccontare la disabilità e i valori dello sport sano e genuino.

«Ai bambini e ai ragazzi con cui ho modo di parlare in queste occasioni cerco di trasmettere dei valori importanti. Cerco di far capire che lo sport serve, intanto per integrare e poi per tanto altro. Specie nelle nostre zone credo che l’attività sportiva sia più che mai importante per lo sviluppo della persona».

La storia di Daniele è sicuramente un esempio per tutti, di come lo sport possa regalare delle gioie a chi nelle difficoltà affronta con coraggio e tenacia la vita. –



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