Dall’Indycar al bob. La storia di Simona De Silvestro: «Volevo le Olimpiadi»
L’atleta di origini bellunesi è tesserata con il club di Cortina. «La pista è difficile, ma puntiamo a entrare nella top ten»

Le velocità nel sangue. L’avventura tratto distintivo di famiglia. Le Olimpiadi un sogno che si sta per realizzare. È il sogno di Simona De Silvestro, atleta svizzera classe 1998, con passaporto italiano, che gareggerà in azzurro nel bob. A Cortina sarà un po’ a casa perché è tesserata per il Bob club Cortina e perché le sue origini sono da ricercare sulle Dolomiti Bellunesi.
Lo spiega la stessa atleta italo-elvetica, azzurra del bob ma, prima di tutto e soprattutto, pilota automobilistica. Meglio, una delle donne pilota di maggior livello in varie categorie motoristiche tra Stati Uniti e Australia. Sulle quattro ruote vanta partecipazioni alla 500 Miglia di Indianapolis (prima donna salire sul podio) nella Indycar, il maggiore campionato automobilistico statunitense per vetture a ruote scoperte, e alla celeberrima gara endurance Bathurst 1000 con le Supercars australiane. Ha fatto parte della scuderia di Mario Andretti. È pilota ufficiale Porsche con esperienza anche in Formula E.
«Le radici della mia famiglia, per parte paterna, sono da ricercare in Val di Zoldo», spiega De Silvestro. «Un mio avo, Simeone De Silvestro, fu il primo a salire in cima al Civetta. Mio nonno Paolo si trasferì in Svizzera, dove è nato mio papà Pierluigi e dove, a Thun, sono nata io. Mia mamma è svizzera. Io ho il passaporto elvetico e anche quello italiano. In Italia sono venuta spesso, non a Zoldo però, ma a Brescia, dove ho zii e cugini».
Come mai hai scelto il bob?
«Da tempo le Olimpiadi per me sono un sogno. Qualche anno fa ho cominciato a riflettere seriamente su qualche potesse essere il modo di realizzare questo sogno. Ho pensato al bob e ho iniziato a mettermi in contatto con questo mondo. Tre anni fa ho cominciato a dare forma concreta al progetto. Le prime discese a La Plagne, sulle Alpi Francesi, sono state … intense. Poi via via ho iniziato a prendere confidenza con il mezzo, un po’ da autodidatta. Poi sono entrata in contatto con la federazione italiana e il Bob club Cortina, che mi hanno accolto a braccia aperte. A darmi consigli preziosi è stato, tra gli altri, l’ex pilota azzurro Simone Bertazzo».
Ora Cortina, con i Giochi.
«Le Olimpiadi in Italia, a Cortina, rappresentano un sogno che ha molto a che fare con i sentimenti: è un po’ come tornare a casa. Credo sarà un’esperienza pazzesca, con atleti di tutto il mondo. Vivrò anche al villaggio olimpico: sarà sicuramente un’esperienza nell’esperienza».
Come hai trovato la pista Eugenio Monti?
«Ho avuto la possibilità di provarla già ad aprile e poi negli allenamenti internazionali di dicembre. È molto difficile e, per questo, favorisce chi è bravo a guidare».
Che gare farai ai Giochi e che cosa ti aspetti?
«Gareggerò nel monobob e anche nel bob a due. Cosa potrà e cosa potremmo fare? Credo che possiamo avvicinarci alla top ten. In questi tre anni ho fatto esperienza in Coppa Europa e in Coppa del Mondo. Ora mi attendono i Giochi, l’Olimpic stress sta salendo».
Adrenalina e velocità sono il tuo pane quotidiano da sempre.
«Ho iniziato con il go kart quando avevo sette anni. La velocità ha sempre fatto parte della mia vita».
Il passaggio dalle quattro ruote al bob non è stato qualcosa di traumatico. O sì?
«Le alte velocità e la guida sotto stress non sono stati un problema. Quello che ho dovuto curare con tanta determinazione e che devo ancora migliorare è la prestanza fisica, faticando tanto in palestra e imparando le tecniche di corsa. È stata questa sicuramente la parte più difficile del mio percorso. E nell’ultimo anno ho lasciato perdere le auto per dedicarmi anima e copro al lavoro di preparazione fisica. All’inizio della mia avventura nel bob beccavo 5 decimi dalle migliori in fase di spinta. Ora il gap si è ridotto ma devo lavorare ancora».
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