Pennacchi: «Veneti ubriaconi e bestemmiatori? Si ride solo se è autocritica»

Lo sketch di Stefano Campagnolo scatena le proteste sui social. Il governatore rivendica i risultati del Veneto, dall’export del vino ai 74 milioni di presenze turistiche nel 2025. Andrea Pennacchi: «Privano la battuta del contesto»

Laura Berlinghieri
Veneti «ubriaconi e bestemmiatori» a Zelig, Stefani insorge e Pennacchi replica: «È razzismo»
Veneti «ubriaconi e bestemmiatori» a Zelig, Stefani insorge e Pennacchi replica: «È razzismo»

I veneti? Ubriaconi e bestemmiatori. Ci risiamo. Questa volta, a dirlo alla platea di Zelig, è il comico Stefano Campagnolo: «I veneti sono famosi per due cose: bere e bestemmiare», l’inizio del suo sketch, condito dalle risate compiaciute di Michelle Hunziker, Ale e Franz, come dei 2.000 (e rotti) spettatori del teatro degli Arcimboldi a Milano.

Ma da casa non ha riso il presidente Alberto Stefani. Lui che dei veneti è il rappresentante, ha reagito come, prima di lui, aveva fatto ripetute volte il suo predecessore, Luca Zaia.

«Sulle bestemmie non ci sono statistiche ufficiali. Sul bere, invece, qualche numero ce l’abbiamo. Siamo la prima regione italiana per export di vino: quasi il 38% del totale nazionale», ha scritto il governatore sui social, precisando poi: «Ma non c’è solo questo», e quindi: «Nel 2025 abbiamo superato 74.000.000 di presenze turistiche. Siamo in testa alle classifiche sulla formazione universitaria e sui servizi sanitari. Ce la caviamo bene anche con i brevetti, con l’innovazione, con il volontariato e nello sport. E pure con la contribuzione fiscale.

Veneti ubriachi e bestemmiatori: l’indignazione del governatore Stefani
Veneti ubriachi e bestemmiatori, Stefani replica: «Facciamo girare l’Italia»

E se ogni tanto beviamo un’ombra ce lo perdonerete. Perché, nel frattempo, facciamo girare l’Italia», la chiosa che ha scatenato la standing ovation (metaforica) dei suoi seguaci. Migliaia le reazioni al post, che ha risvegliato “l’orgoglio veneto”: sui social di Stefani, ma anche sui profili di Zelig e del comico stesso, inondati dai commenti, soprattutto da parte di utenti veneti, offesisi per le parole del comico.

Ma l’associazione tra veneti e ubriaconi (e pure bestemmiatori) non è una novità. Il regista Francesco Sossai – per dirne una – sull’ossessione veneta per «l’ultima» (ombra, s’intende) ha costruito un film, apprezzatissimo dalla critica e premiato con sette David di Donatello.

La voce di Pennacchi

Tra gli interpreti, pure Andrea Pennacchi: il Pojana dei teatri e di Propaganda Live, in libreria con il suo Elogio dell’osteria. «Ma finché a darci degli ubriaconi siamo noi veneti, allora va bene. Se a dircelo sono gli altri, allora è razzismo», ironizza. Pensa, ad esempio, a Oliviero Toscani e alla definizione che nel 2015 diede degli abitanti della nostra regione: «Ubriaconi e alcolizzati atavici». «Mi diede fastidio», ammette Pennacchi, «ma poi sono andato al bar e mi sono reso conto che quello che aveva detto non era poi così sbagliato».

Ma pure i tempi cambiano: «Io sono cresciuto in un quartiere in cui c’erano un sacco di alcolizzati e di bestemmie. Ma adesso, con la fortuna che stanno avendo i vini dealcolati, anche quella del bere è una tradizione che si sta perdendo».

E, per comici e attori, è una condanna. «Sì, per noi è un vero problema», ammette Pennacchi, prima di tornare serio: «Il vero dramma è la decadenza della comicità a causa di TikTok. Ecco, Zelig non è un veleno come lo sono gli sketch sui social – di cui io stesso sono un consumatore seriale – ma è comunque un fastfood. E quindi quello che io riesco a dire, con più tempo, a Propaganda Live o, ancora meglio, in uno spettacolo teatrale, lì è costretto entro i tre minuti di durata dello sketch. Tre minuti che privano la battuta del contesto, e che in questo caso trasformano la battuta stessa in un insulto nei confronti di un’intera regione». Il malinteso sta tutto qui: parola del Pojana.

 

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