Villa Mutteron, al via gli scavi fino al 2030
Gli atenei di Padova e Ratisbona sulle tracce dei romani. Dai materiali repertati gli anni scorsi sembra che in questa villa ci fosse un angolo adibito anche alla produzione di terracotta

Una piccola darsena sotto la villa Mutteron dei Frati, oppure sulla strada accanto, lì dove un tempo c’erano rami lacustri.
È l’ipotesi, non fantasiosa, che formulano le università di Padova e di Ratisbona che riprenderanno gli scavi dal prossimo mese di marzo e fino al 2030.
Infatti, la missione archeologica attorno alla villa e in parte a Vallevecchia, è stata finanziata per i prossimi tre anni. Le ricerche su Caorle, invece, si sono interrotte dopo mesi di scavi alla Brussa e a Vallevecchia: qui gli archeologi stanno repertando i materiali per individuare eventuali porti antichi, visti i corsi del Tagliamento maggiore e del Tagliamento minore, i due rami che costituivano gli sbocchi al mare e quindi l’ingresso e l’uscita dei traffici.
La Villa Mutteron dei Frati a Bibione non disponeva di un porto, ma si ritiene potesse disporre di un attracco o comunque una serie di attracchi.
Dai materiali repertati gli anni scorsi, con le prime ricerche, sembra che in questa villa ci fosse un angolo adibito anche alla produzione di terracotta, una delle attività più floride del tempo.
La villa sarebbe appartenuta a un patrizio romano. Dopo qualche mese di silenzio, finalmente è ufficiale: le Università di Regensburg e Padova, saranno finanziate dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG) e dal sostegno della proprietà e della gestione.
I conti De Lazara e la Bibione Spiaggia quindi partecipano, o meglio compartecipano, alla nobile iniziativa.
«A seguito della presentazione di un nuovo progetto per proseguire le indagini, la DFG ha ritenuto valida la proposta e ci ha finanziati per altri 3 anni. Inizieremo a novembre con la programmazione e lo scavo si terrà tra febbraio e marzo 2027», spiega una delle responsabili, Alice Vacilotto, «al Mutteron dei Frati continueremo gli scavi della parte residenziale della villa stessa e, contestualmente, effettueremo indagini per capire l’estensione del complesso e per capire dove possa trovarsi la parte produttiva e il possibile approdo lagunare della villa. Non mi azzarderei a parlare di porto».
La zona, proprio per il reparto produttivo della Villa, era quindi trafficata da molte imbarcazioni, spesso legate al padrone della dimora oppure (questo ancora non si sa) agli armamenti in dotazione a Roma Imperiale.
A Caorle esisteva il Portus Reatinum gestito da Iulia Concordia, il castrum dove abitavano i militari fondata dalla gente della stirpe di Cesare (la Gens Iulia appunto).
L’ipotesi degli archeologi appunto riguarda la presenza di altri porti sue due rami tiliaventini. Infine, conclusi gli scavi su Caorle commissionati dal Comune.
Cosa è emerso? «Sui dati di Caorle stiamo lavorando, nelle prossime settimane riusciremo forse a dire qualcosa di più di quanto già comunicato, di certo nel 2027 torniamo a scavare anche lì». Bibione e Caorle antica possono costituire un volano turistico inaspettato anche per i mesi invernali. La cultura classica il prossimo anno anticipa la stagionalità balneare. O forse persino la prolunga.
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