La vicepresidente degli albergatori di Cortina: «Olimpiadi, hotel con i grandi Gruppi: non ce ne pentiremo»
Carla Medri parla del futuro del settore: «Famiglie storiche restino al centro ma agiscano insieme ai nuovi investitori»

Un amore per Cortina sbocciato nel 2016 dopo una vita passata tra località di mare e sulle navi da crociera. Carla Medri, vicepresidente dell’Associazione Albergatori Cortina, racconta i primi passi fatti in montagna su dei “discutibili” tacchi a spillo fino all’ambientamento vero e proprio nella Regina delle Dolomiti.
Medri, che ricopre un ruolo centrale nel nuovo board dell’associazione ampezzana, è convinta che albergatori locali e grandi gruppi internazionali debbano parlare e costruire insieme sinergie per il futuro: «Grazie ai Giochi olimpici e paralimpici 2026 abbiamo visto arrivare a Cortina i grandi Gruppi ricettivi», afferma la vicepresidente Medri. «Ho trovato entusiasmante poter lavorare fianco a fianco con loro, perché credo che sia la chiave vincente per il futuro».
«La forza di Cortina nel nostro settore deve essere l’unione tra cultura locale e visione globale degli investitori»
Lei arriva a Cortina nel 2016 e in breve tempo sboccia un grande amore per la Regina delle Dolomiti.
«Si arrivo a Cortina d’Ampezzo dieci anni fa: prima avevo avuto delle esperienze in città o al mare, ma mai negli hotel di montagna. Avevo deciso di andare a scoprire quello che era un ambite che mi mancava, ovvero il settore montano. Cortina è stata una sorpresa dal punto di vista paesaggistico, veramente. Grazie alle navi da crociera avevo avuto modo di vedere diverse parti del mondo, tutte splendide, ma la bellezza di Cortina mi ha colpito particolarmente. Un luogo incontaminato e sicuro».
Dalle località di mare ai viaggi in crociera fino ad arrivare in montagna, con diverse temperature e condizioni. Nei primi mesi qualcuno l’ha accolta con una certa perplessità: il vicino.
«Esatto, ricordo ancora che negli ultimi giorni della stagione invernale scesi da casa per salire in auto e c’era il vicino che mi osservava: indossavo delle décolleté (scarpe con tacco) e mi trovavo in mezzo alla neve. Provavo a non scivolare, a sopravvivere sopra il manto nevoso e allo stesso tempo cercavo di sbrinare l’auto con una scheda del supermercato. Lui mi guardò e disse: “Questa ancora non ce la fa”».
Ci voleva un po’ di ambientamento al freddo rigido, dai. Lei infatti arrivò in estate, corretto?
«Si all’epoca ero arrivata a Cortina in estate, quindi non ero preparata. Con il passare degli anni mi sono adattata ai luoghi e oggi mi sono organizzata con ambiti tecnici, non esiste più quel problema. In estate avevo apprezzato tantissimo le passeggiate e i momenti di caldo secco, più piacevole rispetto a quello della spiaggia».
Poi è arrivato l’inverno.
«Nel primo periodo ne soffrivo molto, perché non avevo quel mindset di andare a lavorare o andare a fare la spesa con la neve: per me era tutto nuovo, non avevo neanche mai sciato. Ancora oggi, nonostante sia qui da quasi 10 anni, ho tanti posti da scoprire: infatti dico sempre ai nostri ospiti che Cortina può essere visitata da tre giorni fino a un anno, perché c’è sempre qualcosa di bello da vedere».
Cortina, così bella che l’ha spinta a portare il papà a vivere qui, giusto?
«Sì, mio papà l’ho portato qui per fargli vivere una vita serena e tranquilla. Non avrei mai pensato che questa esperienza sarebbe stata a lungo termine: ma qui ho trovato anche l’amore ed ho iniziato a comprendere la cultura di questo territorio, le usanze e la sicurezza. Racconto sempre che ho perso per due volte il portafogli e per due volte, in esercizi commerciali diversi, l’ho ritrovato».
A Milano, Roma e Viterbo sarebbe stato più difficile. .
«Concordo (ride, ndr), come tante altre parti del mondo».
Passiamo ora all’aspetto lavorativo: vicepresidente dell’Associazione albergatori Cortina, parte del nuovo board cambiato da poco che ha deciso di avviare una nuova strategia: aprirsi ai grandi Gruppi dell’hotellerie.
«Faccio una premessa: giustamente, come faceva presente lei, da aprile c’è stato questo cambio del Consiglio quindi con una nuova presidente. Recentemente abbiamo visto che, anche grazie alle Olimpiadi, c’è stato l’avviamento di strutture gestite dai grandi Gruppi e non più solo dalle famiglie del territorio. Ho trovato molto entusiasmante poter lavorare fianco a fianco con loro».
Per quale motivo?
«Perché credo sia la chiave vincente di questo paese oggi. Sicuramente i grandi Gruppi portano know-how, investimenti sul territorio, possono aprire e aiutare il territorio a orientarsi sempre più verso l’offerta internazionale. Dall’altra parte, però, non bisogna denaturalizzare il territorio togliendo quello che è la sua cultura e la sua storia. Quello che oggi fa la vera forza di Cortina d’Ampezzo, è proprio l’unione tra queste due anime diverse».
Arriviamo al grande tema dei Giochi. Cosa porteranno a Cortina, quale legacy?
«Mi permetto di citare una frase del sindaco Lorenzi dove diceva: “Tutti, ultimamente, ci siamo lamentando dei cantieri, ma purtroppo per fare un cambiamento è necessario fare dei cambiamenti e aprire dei cantieri”».
Lei la pensa allo stesso modo?
«Questa situazione ha portato dei disagi nel breve, medio e lungo termine. Sicuramente ora siamo arrivati a quello che è il termine ultimo. Ma la chiusura di tutti questi lavori ci daranno una Cortina nuova e sicuramente una destinazione all’altezza di quello che è l’incoming che ci aspettiamo nel post Giochi».
Sulla scia dei Giochi del 1956?
«Abbiamo visto tutti quello che è stato l’apporto del ’56. Adesso, dopo tanti anni, ci ritroviamo con un nuovo cambiamento, proprio quello che ci porterà ad affrontare sempre più un turismo di alto livello, ma anche un turismo che si aspetta dei servizi all’altezza per quello che rappresenta questo territorio. Abbiamo delle montagne splendide, la natura incontaminata, nessuno ce le porterà via».
Quindi, in sintesi, cosa dobbiamo fare?
«Ora quello che dobbiamo fare è lavorare su quelli che sono i servizi per gli ospiti che ci vengono a visitare: questo per raggiungere le loro aspettative, soprattutto in un futuro dove avremo dei turisti sempre più internazionali».
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