Il Veneto riprogramma i fondi europei: 50 milioni per social housing e 28 per resilienza idrica

La Regione avvia la riprogrammazione dei fondi Fesr e Fse per non perdere finanziamenti europei. Cinquanta milioni saranno destinati al social housing, 28 alla resilienza idrica, mentre 82 milioni dei fondi Fse finanzieranno istruzione. Tutti i dati 

Laura Berlinghieri
Alberto Stefani
Alberto Stefani

Social housing e resilienza idrica: sono questi i due ambiti sui quali la Regione ha deciso di puntare, nell’ambito della riprogrammazione degli obiettivi da realizzare con i finanziamenti Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e Fse (Fondo sociale europeo). Cinquanta milioni di euro per il primo – è il famoso Piano casa, presentato in pompa magna dal presidente veneto Alberto Stefani – e altri ventotto per il secondo ambito, nel segno della sostenibilità ambientale. Per un totale complessivo di 165 milioni di euro da ricollocare: 83 milioni da fondi Fesr e i rimanenti 82 Fse.

Riprogrammazione necessaria – è il caso di dire: «ce lo chiede l’Europa» – per non perdere parte dei finanziamenti, tra il 40 e il 50% dell’intero ammontare stanziabile, che, senza questo rinnovamento nell’indicazione delle priorità, rischia altrimenti di volatilizzarsi.

La ratio è piuttosto semplice: le risorse stanziate riguardano progetti ideati e da mettere a terra nell’arco di sette anni, dal 2021 al 2027. Un periodo lungo, perché si possa immaginare che le priorità non varino nel tempo. Per questo, perché Stati e Regioni possano ottenere tutti i finanziamenti possibili, l’Europa chiede di riprogrammare la destinazione dei fondi comunitari.

I fondi Fesr

Lato Fesr – per competitività, efficientamento energetico, economia circolare, digitalizzazione e trattenimento dei talenti – si parla di 180 milioni di euro, dei quali 83 da riprogrammare.

Cinquanta serviranno ai progetti di social housing, per «dare un’abitazione a chi lavora, ma non può permettersi affitti sul mercato privato e non rientra nelle graduatorie dell’edilizia pubblica» spiega Stefani. Altri cinque serviranno a progetti legati a competitività e decarbonizzazione. E ulteriori ventotto a iniziative legate alla resilienza idrica.

Si finanzieranno quindi progetti per la riduzione del rischio idrogeologico, a partire dal completamento – ed è l’iniziativa più ambiziosa – della rete dei bacini di laminazione: opere necessarie, ancor più considerando gli eventi atmosferici estremi che stanno diventando prassi in Veneto. Questo, in aggiunta ad altri progetti per promuovere l’accesso sicuro all’acqua e la sua gestione sostenibile. Con una priorità: la progettazione di opere che siano in grado di ridurre le immense e drammatiche perdite d’acqua dalla rete di distribuzione degli acquedotti.

I fondi Fse

Poi ci sono i fondi Fse: 334 milioni di euro, dei quali 154 per lavoro, welfare e sociale, e i rimanenti 180 per formazione e istruzione: è a questo plafond che la Regione pensa di attingere per finanziare le borse di studio.

In questo caso, per non perdere le risorse, l’Europa chiede la riprogrammazione di almeno 82 milioni di euro: serviranno a finanziare percorsi di politica attiva, potenziare le sinergie tra università e imprese, sostenere progetti per trattenere i talenti sul territorio e dare fiato (economico) alle start-up. In pratica, 83 milioni destinati ai giovani, e per questo nella riprogrammazione è stato coinvolto il tavolo con i rettori degli atenei veneti.

I benefici

I I tempi sono stretti per concludere un rinnovamento dei programmi, che non solo consentirà al Veneto di ottenere tutte le risorse possibili, ma che gli regalerà altri dodici mesi di fiato per spendere questi soldi: dal limite del 31 dicembre 2029 allo stesso giorno dell’anno successivo. A patto che l’intero pacchetto sia validato entro il prossimo 28 febbraio, per consentire a Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Europea, di comunicare le novità nei termini.

Per questo il programma – in termini tecnici: mid-term review – finora rimasto entro il recinto stretto della giunta regionale, dovrà arrivare all’organo legislativo.

Un primo passo, in questo senso, è stato fatto ieri mattina, quando la riprogrammazione – aiutata dai tanti bandi andati deserti nel biennio 2024-2025, che hanno lasciato dietro sé una scia di risorse non spese – ha iniziato l’iter consiliare, approdando ufficialmente nella sede della prima commissione. Bisognerà correre: soltanto due settimane per tagliare il traguardo. —

 

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