Carenza idrica in Veneto, piogge sotto la media e falde in sofferenza: il report completo
Il mese di marzo registra precipitazioni inferiori alla media storica anche se con nevicate parzialmente compensative. Serbatoi montani in lieve aumento, ma fiumi e falde idriche mostrano deficit significativi. Ecco il report mensile di Arpav

Il mese di marzo 2026 si chiude con un bilancio idrico in chiaroscuro per il Veneto. Secondo il bollettino del Dipartimento regionale per la Sicurezza del Territorio di Arpa Veneto, le precipitazioni sono risultate inferiori alla media, confermando una tendenza che accompagna gran parte dell’anno idrologico in corso. Nonostante alcuni episodi intensi, il quadro generale evidenzia un deficit che continua a pesare su falde, fiumi e disponibilità complessiva d’acqua.
Piogge insufficienti e deficit diffuso
Nel mese appena concluso sono caduti mediamente circa 54 millimetri di pioggia, contro una media storica di 68 millimetri. Il calo del 21% si traduce in quasi un miliardo di metri cubi d’acqua, una quantità significativa ma comunque inferiore alle attese stagionali.

Le precipitazioni si sono distribuite in modo irregolare: abbondanti sulle aree prealpine, in particolare nel Vicentino, ma molto scarse in pianura, soprattutto tra Veronese e basso Veneto. Alcune stazioni hanno registrato accumuli minimi inferiori ai 20 millimetri, segnale di una persistente difficoltà nel rifornimento idrico delle zone più esposte.
Ancora più rilevante è il dato cumulato dall’inizio dell’anno idrologico, da ottobre a marzo: con circa 399 millimetri complessivi, il Veneto registra un deficit del 23% rispetto alla media storica. Per colmare questo divario, nel solo mese di aprile sarebbero necessari oltre 200 millimetri di pioggia, uno scenario difficile da realizzare.
Neve: meglio del previsto
Sul fronte nivale arrivano segnali contrastanti. Marzo ha visto diverse nevicate, anche intense a metà mese, che hanno riportato le riserve di neve su valori complessivamente nella norma per il periodo. Lo spessore del manto nevoso a fine mese è risultato tendenzialmente in linea con i parametri stagionali, soprattutto nelle Dolomiti.
Ma questo non è bastato e il bilancio complessivo resta negativo. Dall’inizio della stagione invernale si registra un deficit di precipitazioni nevose che varia tra il 25% e il 35%, a seconda delle aree e delle quote. In altre parole, la neve caduta a marzo ha attenuato ma non colmato il gap accumulato nei mesi precedenti.
Falde e serbatoi: promosso Piave e Garda
La situazione delle falde sotterranee appare disomogenea ma generalmente critica. In molte aree della pianura i livelli restano sotto la media stagionale, risentendo delle scarse piogge autunnali e solo in prossimità delle zone di ricarica si osservano timidi segnali di recupero grazie alle precipitazioni di fine inverno.
Più confortante è invece il quadro dei serbatoi montani, in particolare nel bacino del Piave, dove i livelli risultano leggermente sopra la media del periodo; come anche il lago di Garda che si mantiene su valori discreti, sebbene in lieve calo nell’ultima parte del mese.
Fiumi in affanno: decisive le prossime settimane
Le portate dei principali corsi d’acqua veneti mostrano una situazione di generale sofferenza. Dopo un temporaneo aumento a metà mese, legato a precipitazioni e fusione della neve, i deflussi sono tornati a diminuire nella seconda metà di marzo.
Ma guardiamo ai dati: alla fine del mese, molti fiumi registrano portate inferiori alla media storica, in alcuni casi anche in modo significativo. Il Bacchiglione segna un -37%, l’Adige un -21%, mentre il Po e il Livenza si mantengono comunque sotto i valori tipici del periodo. Nel complesso, il volume d’acqua defluito dall’inizio dell’anno idrologico evidenzia deficit marcati, che in alcuni bacini superano il 40%.
Nonostante alcuni indicatori – come la neve e i serbatoi – mostrino segnali di relativa stabilità, il sistema idrico regionale resta in una condizione delicata. Le piogge sotto media e il deficit accumulato nei mesi precedenti continuano a pesare sull’equilibrio complessivo. Il quadro delineato da Arpa Veneto suggerisce che saranno decisive le precipitazioni primaverili per evitare un aggravarsi della situazione in vista dell’estate.
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