Scarcerata “Shakira”, la regina dei borseggi a Venezia: è incinta

La donna a processo il 14 aprile per violenza e minacce sui minori trasferita ai domiciliari. Arrestati altri due borseggiatori in un bus a piazzale Roma

Roberta De Rossi
Controllo dei carabinieri in piazza San Marco
Controllo dei carabinieri in piazza San Marco

La più nota tra le borseggiatrici finite al centro dell’inchiesta veneziana, Shakira Ibrahimovic, è stata scarcerata. Lo ha deciso il Tribunale in considerazione del suo stato di gravidanza e della presenza di un altro figlio piccolo. La giovane, 22 anni e numerosi alias alle spalle, ha lasciato il carcere per essere trasferita agli arresti domiciliari a Roma, come richiesto dal suo legale, l’avvocato Damiano Danesin.

La decisione si inserisce in un procedimento più ampio che vede coinvolto il cosiddetto “clan dei borseggiatori”, un gruppo composto da oltre venti persone accusate complessivamente di 63 episodi di furto in città. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Giorgio Gava e condotte dai carabinieri con il supporto delle altre forze dell’ordine, hanno delineato un sistema radicato e particolarmente attivo, soprattutto ai danni dei turisti. Il prossimo passaggio sarà il processo, fissato per il 14 aprile, quando prenderà il via il processo a carico del gruppo.

Secondo l’impianto accusatorio, Shakira Ibrahimovic non si sarebbe limitata ai borseggi. Nei suoi confronti vengono contestati anche episodi di violenza e minacce, tra cui intimidazioni a due minorenni per costringerle a consegnare denaro, oltre a lesioni e ricettazione per l’utilizzo di carte di credito rubate.

Un quadro che restituisce la dimensione di un fenomeno non solo diffuso, ma anche caratterizzato da metodi aggressivi. Accuse respinte per tramite del suo avvocato.

Intanto, sul fronte operativo, prosegue senza sosta l’attività guardie-e-ladri. Proprio nelle ultime ore, la Polizia locale ha arrestato due borseggiatori sorpresi in azione su un autobus di Linea 4, fermo a piazzale Roma, riuscendo a intervenire subito dopo l’apertura del borsello di una vittima. Una coppia: lei faceva il palo, lui agiva. I due, entrambi con numerosi precedenti, sono stati processati ieri per direttissima: il Tribunale ne ha convalidato l’arresto, con l’applicazione del divieto di dimora a Venezia in attesa dell’udienza di merito (a difenderli, sempre l’avvocato Danesin).

Un episodio che si aggiunge a una lunga serie: solo nel primo trimestre del 2026 sono trenta le persone fermate per borseggio in città, mentre nel 2025 erano state quasi duecento. Numeri che confermano come il fenomeno resti una delle principali criticità per la sicurezza urbana lagunare, nonostante gli sforzi investigativi e le misure cautelari disposte, tra cui quelle firmate dalla giudice Lea Acampora.

 

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