Veneto, giovani in fuga ma le Fondazioni frenano sulle “borse di impiego”

Garofalo (Cassamarca): «I laureati non si trattengono integrando le paghe». Giordano (Cariverona): «Bene parlarne, ma bisogna offrire risposte strutturali»

Federico Murzio

Le Fondazioni bancarie convergono sulla necessità di misure in un ecosistema capace di offrire tutto ciò che serve per fermare la fuga dei cervelli dal Veneto.

Un’idea è uscita, non dalle fondazioni, una manciata di giorni fa: fermare l’emorragia “borse di impiego”. In breve: un riconoscimento ai neoassunti in grado di integrare gli stipendi. Buste paghe, per intenderci, che oggi a un anno dalla laurea sono le più basse in Europa.

Il patto tra istituzioni e mondo economico che il gruppo di docenti, sindacalisti, manager ha chiesto la scorsa settimana, è il tradizionale sasso lanciato nello stagno che produce onde concentriche.

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Francesco JoriFrancesco Jori
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Pochi giorni fa, il presidente della giunta regionale Alberto Stefani, al netto di un ampio ventaglio di condizioni e criteri, ha detto che «si tratta di un’idea interessante per il territorio. Una volta che sono fatte tutte le valutazioni economiche si può eventualmente pensare a un co-finanziamento». Ma «la strada può essere percorribile se il co-finanziamento è da parte di tutti». E, nel computo di questa chiamata alla responsabilità collettiva, sono comprese anche università e fondazioni bancarie.

Una ricognizione tra queste ultime fa emergere posizioni diverse. Luigi Garofalo, presidente di Cassamarca è quasi tranchant. «I giovani in Veneto si trattengono non organizzando gli stipendi ma creando posti qualificatissimi – spiega Garofalo-. Non con i soldi ma con l’altezza delle iniziative».

Poi Garofalo osserva che «non si può investire dappertutto. Non in una società che vuole porre al centro il merito per battere il privilegio». Intendiamoci: le risorse che le fondazioni stanziano per l’anno in corso sono deliberate almeno l’anno precedente. Il che significa un lasso di tempo significativo per un iter di programmazione complesso.

La proposta delle borse di impiego per voce degli stessi proponenti non è assimilabile a forme di assistenzialismo. Tanto che uno dei firmatari del “manifesto”, Luca Vignaga (ceo di Marzotto Lab), ha detto subito che le borse «devono essere temporanee, un supporto per accelerare il processo di ripensamento sul dove vogliamo andare».

Vignaga ha affermato che «la riflessione che il sistema imprenditoriale veneto deve fare è: a breve ci ritroveremo senza risorse umane e un problema drammatico di sopravvivenza delle aziende». Così, se il presidente di Fondazione Cariparo Gilberto Muraro, il cui mandato scadrà a fine aprile, in merito alle «borse di impiego» afferma di «non volere impegnare la Fondazione su un tema che interesserà la prossima presidenza», il presidente di Fondazione Cariverona Bruno Giordano offre altri spunti di riflessione.

«È positivo che il tema dei giovani sia al centro del dibattito, perché riguarda direttamente il futuro e la competitività dei nostri territori – dice Giordano -. Ed è altrettanto positivo che su questo fronte si stia costruendo un confronto tra istituzioni, università, imprese, fondazioni e corpi intermedi».

Quindi «la vera sfida è dare risposte strutturali e durevoli. Per trattenere e attrarre i giovani è necessario inserire le singole misure in un ecosistema capace di tenere insieme lavoro di qualità, opportunità di crescita, servizi pubblici, casa, mobilità e welfare» spiega il presidente. Non solo quindi agire quindi sul gap salariale con le buste paga del resto dell’Europa. «È su questa visione ampia che bisogna investire, costruendo tavoli di lavoro e alleanze stabili. Cariverona è impegnata da tempo su questo terreno e continuerà a esserlo anche nei prossimi anni, come conferma il Documento di Programmazione Pluriennale 2026-2028, che mette al centro il protagonismo dei giovani, l’attrattività dei territori e progetti ad alto impatto e di lungo periodo». —

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