La tempesta Vaia otto anni fa, Stefani: «Un pensiero alle vittime e ai cittadini esempio di resilienza»

Il presidente della Regione ha ricordato l’anniversario della straordinaria ondata di maltempo che funestò le montagne, dal Cadore all’Altopiano di Asiago, con migliaia di ettari di boschi abbattuti: «I veneti si sono rimboccati le maniche, reagendo all'emergenza con la consapevolezza che gli interventi avrebbero richiesto un impegno lungo e complesso»

La devastazione ai Serrai di Sottoguda dopo la tempesta Vaia
La devastazione ai Serrai di Sottoguda dopo la tempesta Vaia

«Otto anni fa, la fine di ottobre ha segnato per le nostre montagne, dal Cadore all'Agordino fino all'Altopiano di Asiago, una devastazione senza precedenti. La tempesta Vaia, causando purtroppo anche alcune vittime, ha travolto e distrutto migliaia di ettari di boschi, radendo al suolo un'infinità di alberi secolari, minacciando gravemente i centri abitati e cambiando la fisionomia dei paesaggi. Oggi il ricordo va a chi ha perso la vita, ai cittadini delle valli coinvolte, che hanno dimostrato ancora una volta la capacità di resistere e la resilienza proprie dei veneti, oltre che a tutti i volontari e agli operatori intervenuti durante la calamità: uomini e donne che rappresentano la grande solidarietà che anima la nostra terra». Sono le parole del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, nell'ottavo anniversario di Vaia, la tempesta che ha sconvolto le aree dolomitiche e montane della nostra regione.

«Le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità Unesco, furono deturpate e segnate da paesaggi apocalittici, conseguenza di un evento atmosferico devastante, con raffiche di vento che raggiunsero i 210 chilometri orari», prosegue Stefani, «Ancora una volta i veneti si sono rimboccati le maniche, reagendo all'emergenza con la consapevolezza che gli interventi avrebbero richiesto un impegno lungo e complesso, a fronte di ferite profonde, ancora oggi visibili sul territorio. Dopo pochi anni, quelle stesse montagne hanno ospitato le Olimpiadi invernali, segno di una ripresa perseguita con tenacia».

«I Serrai di Sottoguda, simbolo della distruzione provocata da Vaia, sono stati recuperati e riaperti al pubblico, registrando in questi mesi un successo di visite senza precedenti e diventando un simbolo di rinascita», conclude il presidente, «Ma questi sono soprattutto i giorni del ricordo e della riflessione. Esprimo la mia vicinanza e quella di tutto il Veneto ai familiari delle vittime, accompagnata da un messaggio di gratitudine a tutti coloro che, a qualunque titolo, sono stati impegnati nei soccorsi e nella ricostruzione».

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