Fantasmi, poltergeist e luci impazzite: quando psicologi e medium provano a spiegare l’aldilà
Nella Marca un convegno per parlare del paranormale tra esperienze di colpi sui banchi in un ex convento e pc che si comportano in modo insolito in un noto studio professionale. E gli spiriti? Il freno anche dalla sensitiva: «Spesso tutto parte dalla persona»

Colpi sui banchi, lavagne che si staccano dai muri, computer che vanno in tilt e luci con una certa propensione ad accendersi da sole. Nella Marca, a quanto pare, anche il paranormale ha un’agenda piuttosto fitta. Sabato sera a Preganziol fantasmi, poltergeist e voci dall’aldilà sono finiti al centro di un incontro che ha provato a mettere attorno allo stesso tavolo spiritismo e psicologia. Impresa non semplicissima, già a partire dal titolo: “Tra psicologia e spiritismo – Poltergeist e uditori di voci”.
All’Hotel Crystal si sono confrontati la psicologa e psicoterapeuta Maria Rosaria Vartolo, lo psicologo e psicoterapeuta Andrea Napolitano e la medium Angela Costanzo. E qui va fatta subito una precisazione: nessuno ha portato un fantasma.
In compenso, di storie di presenze ne sono arrivate parecchie. La più trevigiana riguarda un ex convento della Marca, dove — secondo il racconto della medium — si sarebbero sentiti colpi sui banchi e alcune lavagne si sarebbero staccate dai muri. Costanzo attribuisce gli episodi a due suore. Defunte, naturalmente. Ma il catalogo non finisce qui.
In uno studio professionale molto conosciuto della provincia, computer e luci avrebbero cominciato a comportarsi in modo insolito. Un fotografo, entrato in una stanza, avrebbe perfino avuto la sensazione di essere preso alla gola. Per la medium dietro agli episodi ci sarebbero state due entità, una delle quali con un “conto in sospeso” con il professionista. Il diretto interessato, almeno quello in carne e ossa, non era presente a dare la sua versione.
A rendere la serata più curiosa è stato però il fatto che persino la medium abbia tirato il freno. «Nella mia esperienza ho capito che raramente c’è uno spirito e quasi sempre parte dalla persona», ha spiegato. In una casa dove una coppia era convinta di convivere con lo spettro di una bambina, per esempio, Costanzo racconta di non aver trovato nulla di paranormale. Gli episodi si verificavano soprattutto quando il marito era stressato o arrabbiato. Il responso, questa volta, è stato molto terreno: «Qua non c’è niente. Ti devi rivolgere a un professionista».
Ed è proprio su questo terreno che psicologia e spiritismo, almeno per qualche metro, hanno camminato insieme. Maria Rosaria Vartolo ha raccontato il caso di un’adolescente convinta che alcuni oggetti si muovessero in sua presenza. Durante il percorso terapeutico la ragazza ha lavorato sulla propria rabbia e gli episodi, secondo quanto riferito dalla psicologa, sono cessati. Vartolo ha parlato dell’ipotesi dell’“agente focale”, ma ha anche messo un paletto decisivo: «Non ho la certezza, non ho le prove fisiche».
Un cautissimo “non lo sappiamo”, insomma. Che, in una serata popolata di spiriti, è forse la frase più solida pronunciata.
Più delicato il capitolo degli uditori di voci. Napolitano ha spiegato come alcune esperienze possano essere interpretate in ambito psicologico come l’esternalizzazione di figure interiorizzate. Ha raccontato il caso di “Elena”, nome di fantasia, una donna che aveva cominciato a sentire voci dopo un tentativo di stupro e che, attraverso un percorso terapeutico, è riuscita progressivamente a gestirle e a ridurre la propria sofferenza.
Qui, inevitabilmente, l’ironia si ferma: perché quale che sia l’interpretazione data a quelle voci, il disagio della persona che le sente è tutt’altro che immaginario.
Poi la parola è tornata al pubblico e, con essa, alle case dalle atmosfere misteriose. Valentina ha raccontato di un appartamento acquistato dalla famiglia una ventina d’anni fa, dove la madre stava male e perfino le piante sembravano non gradire l’ambiente. In seguito avrebbe scoperto che lì era morta da sola una donna con problemi di alcolismo. Preghiere, incenso e, dopo qualche tempo, la sensazione che qualcosa fosse cambiato.
Neppure la medium, questa volta, ha chiamato in causa la defunta: secondo Costanzo si sarebbe trattato di “forme-pensiero” rimaste nell’ambiente.
A Preganziol, dunque, i fantasmi non sono stati né trovati né sfrattati. Sono rimasti esattamente dove stavano prima della serata: nei racconti di chi dice di averli incontrati. Psicologi e medium sono invece tornati a casa con interpretazioni diverse e almeno un punto comune: prima di chiamare in causa l’aldilà, forse conviene controllare cosa sta succedendo da questa parte.
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