Il delitto di San Stino, zia e nipote ai ferri corti su ori e casa di famiglia. Tra loro messaggi al veleno

Nelle carte delle indagini anche le parole scambiate via telefono tra Chiara Guerra e il nipote diciassettenne che giovedì 11 giugno l’ha uccisa a coltellate, sbarazzandosi poi del corpo nel canale

Rosario Padovano
Le ricerche del coltello: l'arma del delitto non si trova
Le ricerche del coltello: l'arma del delitto non si trova

Tra zia e nipote, le parole rimbalzavano più spesso dallo schermo di un telefonino all’altro, che di persona. Acide, negli ultimi tempi. Dalla mole di messaggi che, assieme alle altre tracce digitali, i carabinieri stanno vagliando, emerge il quadro di rapporti logorati, apertamente conflittuali. E sempre - o quasi - per rivalsa economica.

Una volta sono gli ori finiti a casa del ragazzo che la donna voleva riavere, un’altra la cassetta degli attrezzi custodita dall’altra parte del muro che separa proprietà e affetti su cui il ragazzo voleva mettere le mani. Insistente con la zia che, evidentemente non mollava. Un messaggio dopo l’altro, c’è il racconto di una situazione sempre più esplosiva.

La fiaccolata per Chiara Guerra, uccisa dal nipote: grande partecipazione a San Stino

Pochi giorni prima dell’omicidio, il ragazzo, aveva avuto una discussione con l’insegnante sostenendo di volere la casa e che anzi gli spettasse di diritto, appartenendo lui alla terza generazione. Scherzava, o faceva dannatamente sul serio?

Restano i dubbi anche sulle ore successive alla sparizione di Chiara. L’insegnante che ha dato l’allarme aveva parlato di una porta aperta, poi sono stati scoperti una finestra spaccata e alcune stanze in disordine. Chiara non frequentava tutte le stanze della casa: era troppo grande. L’ipotesi ancora in piedi, e non smentita, è quella di una possibile messa in scena per sviare le indagini.

I carabinieri intervenuti per primi hanno trovato qualcosa fuori posto. Forse lo stesso ragazzo li ha guidati nel sopralluogo. Ma il ragazzo avrebbe fatto di più. La gente di San Stino si è accorta che qualcosa non quadrava soprattutto nella giornata di sabato, assistendo a frequenti spostamenti dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Lì si era capito che una persona fosse scomparsa. E i coetanei del diciassettenne riferiscono di averlo visto proprio in compagnia degli stessi inquirenti, come se stesse partecipando alle ricerche stesse della zia.

Fino a quando è crollato, e ha ammesso di averla uccisa, raccontando in seguito di aver perso la testa per un rimprovero particolarmente forte. Una ventina di coltellate, con la donna che si è difesa energicamente. Poi il tentativo di dar fuoco al corpo, fallito, e la decisione di scaricarlo nel canale, portandolo in carriola. Il corpo è riemerso, sette chilometri a valle, l’arma del delitto no.

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