Omicidio di Lorenzo Cristea, inchiesta chiusa: sette giovani indagati verso il processo
Il giovane fu ucciso alla Baita al Lago di Castelfranco nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2025. Secondo il sostituto procuratore fu Bennani a infliggere le coltellate mortali

La procura della Repubblica di Treviso ha chiuso le indagini sull’omicidio della Baita al Lago a Castelfranco, dove, al termine di una rissa, avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 maggio del 2025, rimase ucciso Lorenzo Cristea, un ventenne di Trebaseleghe. Proprio nel primo pomeriggio di ieri sono partiti dalla procura gli avvisi di conclusione delle indagini per sette indagati.
Da una parte ci sono i due indagati principali, Badr Rouaji, 20 anni di Montebelluna (difeso dall’avvocato Fabio Crea), e Taha Bennani, 23 anni di Montebelluna (difeso dagli avvocati Paola Miotti e Fabio Targa). Sono entrambi accusati di rissa con il gruppo degli amici di Cristea, che di proposito li avevano aspettati all’esterno del locale per “vendicare” uno sgarbo avvenuto all’interno della discoteca.
Badr e Bennai sono principalmente accusati di concorso nell’omicidio di Cristea, nel tentato omicidio di Alessandro Bortolami e nelle lesioni personali di Alessandro Pepe ed Emanuele Biliato. Nel corso della rissa Bortolami fu colpito da cinque coltellate, una potenzialmente mortale al polmone, con una prognosi di guarigione di118 giorni. Pepe ricevette invece una coltellata al braccio sinistro (26 giorni di prognosi) e, infine, Biliato fu colpito dalla lama ad una spalla (10 giorni di prognosi).
Dall’altra ci sono cinque indagati per rissa, ossia gli amici della vittima. Si tratta di Riccardo Gregato, 21 anni di Piombino Dese (difeso dall’avvocato Marco Vocaturo), Emanuele Biliato, 20 anni di Castelfranco (avvocato Pierantonio Menapace), Jacopo Baratto, 20 anni di Vedelago (avvocato Elena Rebecchi e Alfredo Scarpa Gregory), Alessandro Bortolami, 23 anni di Zero Branco (avvocato Luca Dorella) e Alessandro Pepe, 21 anni di Castelfranco (avvocato Luciano Gazzola). Inizialmente gli indagati per rissa erano nove in tutto, ma il pm ha stralciato la posizione di Domenico Dileo, 21 anni di Castelfranco, e Antonino Pecoraro, 20 anni di Vedelago.
Nel capo d’accusa, il sostituto procuratore Giulio Caprarola individua in Bennani colui che inferse le coltellate mortali a Cristea e ferì i suoi tre amici, mentre Rouaji si sarebbe adoperato per procurare il coltello. Determinante, nell’attribuzione delle responsabilità, gli esami di laboratorio dei carabinieri del Ris di Parma, fatti sul coltello sequestrato, che permisero di isolare due tracce di Bennani: una traccia ematica in un punto del manico vicino al perno d’apertura della lama e una traccia mista di Dna nella parte zigrinata del coltello a serramanico, priva di tracce ematiche.
Il legale di Rouaji, l’avvocato Fabio Crea, commenta: «Le indagini hanno confermato quello che abbiamo dichiarato sin dall’inizio, dal momento dell’arresto, anche grazie alle nostre indagini difensive, e cioè che vi era un solo coltello e che uno solo degli arrestati aveva colpito tutti e quello non è Rouaji. Voler imputare ancora oggi al Rouaji il concorso nell’omicidio, appare come una chiara forzatura nell’interpretazione dei fatti. Non è la prima volta che accade e siamo certi di dimostrare la non colpevolezza di Rouaji al processo».
Da parte sua il legale di Bennai, l’avvocato Paola Miotti, replica: «Si è chiusa una fase ma non è durante le indagini che si stabiliscono le responsabilità delle condotte di ciascuno dei partecipanti alla rissa. Sarà solo durante il processo che si potrà ricostruire con sufficiente certezza come si sia svolta la vicenda e le condotte ascrivibili a Benanni».
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