«No alla mattanza delle nutrie»: le associazioni animaliste scrivono al presidente Stefani

Volontari e sigle di Padova e del Veneto chiedono di sospendere il piano di eradicazione e contestano il coinvolgimento dei cittadini tramite app: «Così si trasmette un messaggio diseducativo. Servono soluzioni alternative e non cruente»

Associazioni animaliste contro il piano del Veneto di eradicazione della nutria
Associazioni animaliste contro il piano del Veneto di eradicazione della nutria

Migliaia di volontari impegnati nella tutela degli animali e numerose associazioni del Veneto si schierano contro il piano regionale per l’eradicazione delle nutrie.

In una lettera indirizzata al presidente della Regione, Alberto Stefani, chiedono l’immediata sospensione del provvedimento e l’apertura di un confronto per individuare metodi alternativi alla soppressione.

Nel mirino delle associazioni ci sono in particolare i metodi definiti «cruenti», il coinvolgimento dei cittadini attraverso una app e il riconoscimento di tre euro per ogni animale abbattuto. Una scelta che, secondo i firmatari, rischia di trasmettere l’immagine di un «Veneto Far West», nel quale l’uccisione diventa la risposta ordinaria alla presenza di specie considerate invasive.

«Una grave regressione culturale»

«Non ci identifichiamo in una Regione che autorizza lo sterminio degli animali», scrivono le associazioni, ricordando il lavoro svolto ogni giorno da decine di migliaia di cittadini che dedicano tempo e risorse alla cura e al recupero della fauna.

Secondo gli animalisti, il provvedimento sarebbe «diseducativo» soprattutto per le nuove generazioni, perché potrebbe far passare il principio che ogni animale ritenuto dannoso o molesto possa essere eliminato.

«Non abbiamo bisogno di sdoganare ulteriormente la violenza e la crudeltà», si legge nella lettera. I firmatari chiedono quindi alla Regione di non trasformare il territorio in una realtà «spara tutto», nella quale l’abbattimento rappresenti l’unica soluzione disponibile.

Le contestazioni sulle gabbie-trappola

Le associazioni sollevano dubbi anche sull’impiego delle gabbie-trappola. Nella lettera denunciano che, in alcuni episodi da loro documentati, gli animali sarebbero rimasti nelle strutture troppo a lungo, esposti al sole e senza i controlli previsti.

Si tratta di accuse formulate dai volontari, che chiedono verifiche sul rispetto delle modalità e dei tempi di sorveglianza. A loro giudizio, la carenza di personale potrebbe rendere difficile controllare regolarmente tutte le trappole e impedire inutili sofferenze agli animali catturati.

«Il dissesto degli argini non dipende solo dalle nutrie»

I firmatari contestano inoltre che alle nutrie venga attribuita una responsabilità prevalente nel deterioramento degli argini e delle vie d’acqua. Secondo le associazioni, anche la manutenzione insufficiente da parte dei consorzi di bonifica avrebbe contribuito negli anni al degrado del territorio.

«Ritenere le nutrie responsabili del dissesto idrologico della Regione sembra del tutto fuori luogo», affermano, ricordando che la diffusione della specie sarebbe stata favorita dall’uomo dopo la chiusura degli allevamenti destinati alla produzione di pellicce.

Gli animalisti riconoscono l’esistenza di un problema legato alle specie invasive e non autoctone, ma sostengono che «la soppressione senza regole e censimenti non sia una soluzione».

La richiesta di un incontro

Le associazioni propongono un percorso che coinvolga volontari, università, agricoltori e allevatori, con censimenti, studi scientifici e tecniche di contenimento non cruente. Richiamano anche l’esperienza della caccia al cinghiale, sostenendo che decenni di abbattimenti non avrebbero prodotto risultati risolutivi.

«Chiediamo di sospendere immediatamente questa ordinanza e un incontro urgente per trovare insieme soluzioni più etiche e capaci di dare risultati concreti», concludono.

La lettera è firmata, tra gli altri, da rappresentanti di Lac, Oipa, Onda Veneto, Rifugio Equino Brigante, AsoloAnimale, Sos Anfibi, Animalisti 2.0 e da diversi gruppi di volontariato attivi nelle province venete

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