Mose, servono tre anni per finire il progetto: «Ci sono troppi ritardi»
Il presidente dell’Autorità per la laguna Roberto Rossetto lancia l’allarme: il cronoprogramma del Mose accumula 1.200 giorni di ritardo. Servono fondi e ripartire con i lavori

Mancano trecento milioni di euro di lavori per il completamento delle opere accessorie del Mose e per il ripristino ambientale. E il cronoprogramma sconta già oggi un ritardo di 1200 giorni, almeno tre anni e mezzo. Destinato ad aumentare ancor di più, se i lavori non inizieranno. E non si tratta di cantieri tanto semplici: si parla ad esempio di interventi come lo smaltimento della piarda e la rimozione del villaggio degli operai a Santa Maria del Mare, solo per citarne uno.
«Siamo troppo in ritardo», l’allarme lanciato da Roberto Rossetto, presidente dell’Autorità per la laguna, «dobbiamo riprendere in mano la questione con le imprese. C’è uno scaricabarile sui ritardi. Rilevo solo che con questa situazione, la produzione non migliora, abbiamo dei tempi per i quali non so se il Consorzio Venezia Nuova in liquidazione riuscirà a reggere».
Archiviate le settimane roventi al termine delle quali il decreto del ministero delle Infrastrutture ha ridato potere al Provveditorato per garantire la continuità dei lavori di completamento del Mose già incardinati presso l’ente ministeriale e a rischio blocco, sul tavolo dell’Autorità per la laguna restano tanti dossier aperti.
Il personale
Innanzitutto, c’è la questione del personale. Il primo passo è stato il trasferimento di venticinque dipendenti, trasferiti dal Provveditorato all’Autorità (per altro con il ricorso al Tar presentato da una dipendente).
«Stiamo organizzando la macchina tecnico operativa», spiega Rossetto. I venticinque dipendenti si aggiungono al direttore tecnico (Valerio Volpe) e al direttore amministrativo (Pierpaolo Cautela). Sono già state pubblicate poi due determine per altri quattro dirigenti, che si aggiungono alla procedura di mobilità esterna per 15 lavoratori, con scadenza il 14 agosto. Mentre c’è l’impegno di uscire entro metà settembre con i concorsi per le figure professionali mancanti nell’organico.
«A fine anno puntiamo ad arrivare a sessanta lavoratori per strutturare l’Autorità e avere autonomia amministrativa», spiega Rossetto. In questa fase di limbo, e per determinate attività, alcuni figure transitate all’Autorità continueranno a svolgere delle attività per il Provveditorato. Se in capo a quest’ultimo, ad esempio, ci sono interventi come i lavori di ripristino dei danni da acqua alta presso le sedi di Questura e Prefettura, in capo all’Autorità invece c’è ad esempio la rimozione del sedime dal canale di Campalto e il consolidamento dell’ex convento di Santa Chiara.
Soldi per la gestione
Nel frattempo, nei giorni scorsi è stato approvato il 64esimo atto attuativo, si tratta del primo provvedimento adottato dall’Autorità direttamente nei confronti del Consorzio Venezia Nuova dopo il subentro nella concessione. L’atto mette a disposizione 12 milioni di euro per garantire la continuità della gestione del Mose, sotto il profilo della manutenzione e della copertura dei costi di gestione.
Collaudo e 34 milioni
A fine giugno, come previsto, è nel frattempo arrivato il giudizio conclusivo della commissione di collaudo che ha rilevato come il quadro sia sostanzialmente completato, pur elencando una serie di criticità residue, alcune a carico delle imprese costruttrici altre dell’Autorità.
«La commissione ha fatto una sintesi di questi problemi, la cui risoluzione è ora stata finanziata», spiega Rossetto. In questo senso va letto il 65esimo atto attuativo, che prevede 34 milioni di euro per lavori tra il 2026 e il 2027. Di questi, sedici serviranno per interventi straordinari sulle opere civili, marittime e impiantistiche. Gli altri, invece, per le manutenzioni, per il revamping delle sei paratoie di scorta, per la progettazione del centro permanente nell’area ex Pagnan destinato a diventare il polo per la manutenzione delle 78 paratoie (il programma ne prevede 4 all’anno).
Società in house
Passi avanti, intanto, anche per la società in house (Mose Engineering srl), che sarà composta da 147 tecnici e specialisti con un costo annuo ora quantificato di 18 milioni di euro. Il tema economico, comunque, è destinato a ripresentarsi dal momento che il fabbisogno annuale per la gestione del Mose è di 120 milioni l’anno mentre ad oggi la previsione è di 69 milioni per il prossimo triennio.
L’accordo con la Regione
L’impegno dell’Autorità è poi quello di promuovere presto altri incontri con gli enti cittadini per oliare la macchina del Mose e garantire sia la salvaguardia della città sia la piena operatività del porto.
«Ma i 156 sollevamenti finora realizzati hanno inciso per il 2% sull’operatività dello scalo», dice Rossetto. Infine la Regione ha attribuito all’Autorità l’esercizio delle funzioni in materia di valutazione di incidenza ambientale. Valutazioni come ad esempio l’escavo del Vittorio Emanuele passeranno ora per l’Autorità. «Un riconoscimento importante», conclude Rossetto, «l’obiettivo è assicurare valutazioni sempre più coordinate ed efficaci».
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