Compatibile uno su centomila, Davide dona le cellule staminali a un malato di leucemia
Davide Bolzonello, 21enne di Montebelluna, ha donato le proprie cellule staminali a un paziente affetto da leucemia, dopo aver dato la disponibilità a 18 anni durante un incontro a scuola con Avis e Admo: «Gesto naturale, così ho dato una speranza di vita»

Le sue cellule staminali erano le più compatibili con un malato di leucemia che ne aveva bisogno per sopravvivere, e lui non ha esitato un attimo a confermare la disponibilità che aveva dato quando era in quinta superiore: è andato a Verona per essere sottoposto al prelievo.
Davide Bolzonello, 21 anni, residente a Montebelluna dove lavora in uno studio immobiliare, era stato colpito, quando era a scuola, dalla lezione fatta dall’Avis e dall’Admo.
La scelta di generosità
Promuovevano la donazione di cellule staminali, spiegando che non era più necessario fare il prelievo dal midollo spinale e rimanere ricoverati in ospedale, ma era stata avviata una nuova metodologia, meno invasiva. Lui e due compagni di classe avevano dato la disponibilità ed erano stati iscritti in un registro necessario a individuare la compatibilità necessaria tra donatore e ricevente, mediamente possibile in un rapporto di 1 su 100.000 per evitare problemi di rigetto.
Quando è risultato che un ammalato di leucemia aveva urgente bisogno di cellule staminali per sopravvivere, a Verona è risultato che quelle di Bolzonello erano le più compatibili. L’hanno contattato per avere la conferma della disponibilità data quando aveva 18 anni e lui non ha esitato un attimo a dare la sua immediata conferma.
«Si trattava di ridare la speranza a un malato e consentire ai suoi famigliari di tornare a sorridere – spiega Bolzonello – e allora, quando sono stato contattato da Verona per verificare se ero ancora disponibile, ho detto subito sì».
La donazione
Da lì è iniziata la trafila per arrivare alla donazione. Tre volte a Verona: prima per le analisi del sangue, poi per firmare l’accettazione a donare, infine per il prelievo; altrettante a Castelfranco per altre analisi e farsi spiegare come fare le 5 iniezioni in pancia in 5 giorni consecutivi con un farmaco che mettesse in circolo nel sangue le cellule staminali. Infine la donazione.
«Sono andato a Verona al mattino e tornato alla sera, a prelievo fatto –racconta Davide – fortunatamente nel mio sangue hanno trovato un numero abbondante di cellule staminali, così una parte verrà conservata nel caso che il ricevente che non so chi sia e dove risieda, ne abbia ancora bisogno in futuro. È un prelievo che si può fare solo una volta, entro i 35 anni. Sono stato l’unico di noi tre che avevamo dato allora la disponibilità a essere chiamato e, alla luce della mia esperienza, voglio invitare i miei amici e coetanei a dare la disponibilità a donare le cellule staminali. Ce n’è un gran bisogno per gli ammalati di leucemia e per come le prelevano ora non c’è nulla di invasivo e non comporta alcun rischio».
In casa aveva anche un esempio: il nonno Fabrizio, avisino, ha superato le 100 donazioni di sangue.
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