Martedì l'autopsia che toglierà gli ultimi dubbi sulla morte di Annabella

Al centro dell'esame il cerotto sulle labbra, che secondo gli investigatori sarebbe stato applicato dalla stessa 22enne per accelerare la fine

Silvia Bergamin
Annabella Martinelli
Annabella Martinelli

L'ultima parola, quella definitiva. Sarà l'autopsia fissata per martedì 20 gennaio a chiarire in modo scientifico la morte di Annabella Martinelli, 22 anni, residente a Padova, trovata senza vita sul Monte Oliveto a Teolo dopo nove giorni di ricerche. Un esame cruciale per confermare cause, tempi e dinamica, a partire da uno dei dettagli più disturbanti emersi fin dall'inizio: il cerotto fissato sulle labbra con una garza.

Per gli inquirenti si tratta di un gesto volontario, applicato in vita, coerente con la volontà di accelerare la morte ed evitare una lunga agonia. È attorno a questo particolare che ruota la lettura investigativa di una vicenda segnata da una sequenza di gesti solo in apparenza contraddittori, sospesi tra pianificazione lucida e scelta estrema.

La sera dell'Epifania Annabella esce di casa in bicicletta. Compra due pizze e tre lattine di Coca Cola, poi percorre diversi chilometri con temperature sotto lo zero. La bici, chiusa con un lucchetto, viene ritrovata ai margini del bosco; poco distante, i cartoni della pizza che hanno alimentato dubbi e interrogativi, ma che secondo gli investigatori rientrano in un piano suicidario strutturato: piccoli gesti di auto-consolazione, un modo per calmare la paura e trovare il coraggio di addentrarsi nel bosco, al buio e al freddo, fino al punto scelto per morire.

Il corpo resta introvabile per nove giorni nonostante l'impiego di oltre cinquanta soccorritori e delle unità cinofile molecolari. Un esito spiegato con la complessità del terreno e con un possibile fenomeno di «odore da rimbalzo», la dispersione delle tracce olfattive su superfici e materiali che può confondere i cani quando la persona è immobile.

A rafforzare l'ipotesi suicidaria c'è la lunga lettera lasciata in camera, un testamento emotivo che per gli inquirenti conferma la volontà di togliersi la vita. L'autopsia dovrà escludere definitivamente violenze esterne e verificare l'applicazione del cerotto in vita.

Resta, intanto, la fatica della verità: accettare la coesistenza tra la normalità di una bici, una pizza, una sera qualunque, e la ritualità di un addio pianificato.

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