Maldive, rientrata la salma di Benedetti. La Procura di Roma indaga per omicidio colposo plurimo
Nell'attrezzatura del sub padovano, il primo disperso recuperato dai soccorritori, è stato trovato un livello bassissimo di ossigeno, segno che i cinque potrebbero avere cercato per minuti di uscire dalla grotta e mettersi in salvo

Omicidio colposo plurimo. È il reato che la Procura di Roma ipotizza nel procedimento aperto in relazione alla morte dei cinque italiani avvenuta nella tragica immersione nelle acque dell'isola di Alimathà, nell'arcipelago delle Maldive.
Il fascicolo muove i primi passi ma i magistrati romani, dopo avere ricevuto una prima informativa dall'ambasciata, hanno già tracciato una roadmap con una attività istruttoria che punta a chiarire la dinamica di quanto avvenuto ed eventualmente individuare profili illeciti nell'organizzazione dell'immersione ad oltre sessanta metri di profondità nella Grotta degli Squali.
I pm capitolini attendono il recupero di tutte e cinque le salme e il loro rientro in Italia per disporre l'autopsia.
Oggi, martedì 19 maggio, è arrivata quella del padovano Gianluca Benedetti, il capobarca. L'esame autoptico potrebbe offrire risposte importanti per capire cosa sia avvenuto nel corso dell'attività subacquea.
L’inchiesta
L'obiettivo in primo luogo è quello di sgombrare il campo dall'ipotesi che i nostri connazionali possano essere morti a causa di un avvelenamento da gas presente nelle bombole.
Nell'attrezzatura di Gianluca Benedetti - il primo disperso recuperato dai soccorritori - è stato trovato un livello bassissimo di ossigeno, segno che i cinque potrebbero avere cercato per minuti di uscire dalla grotta e mettersi in salvo. I corpi sono stati, infatti, individuati nella zona più remota della cavità sottomarina.
Agli atti del procedimento romano finirà, quindi, tutto il materiale tecnico che le autorità locali hanno posto sotto sequestro: le bombole, le attrezzature, le telecamere GoPro ed anche il computer che registra tutto, le modalità, i tempi, le profondità di immersione. L'analisi di questo materiale darà elementi utili a capire cosa è accaduto.
L’ascolto dei testimoni
Parallelamente l'attività di indagine proseguirà con l'ascolto dei testimoni. I magistrati, così come avvenuto per la tragedia di Crans-Montana, affideranno incarico alle forze dell'ordine per sentire i venti italiani che erano presenti sulla safari boat Duke of York tra cui il trevigiano Vanin e sono rientrati domenica sera all'aeroporto di Malpensa. Gli inquirenti potrebbero, quindi, trasmettere una rogatoria alle autorità maldiviane al fine di instaurare una collaborazione giudiziaria e ottenere gli atti dell'indagine avviata a Malè.
In base a quanto sta emergendo, gli investigatori locali stanno avviando verifiche relative alle autorizzazioni. I cinque sub sarebbero stati in possesso dei permessi per effettuare le ricerche ma nella documentazione mancherebbe il via libera per l'immersione nella grotta e tra gli atti non comparirebbero due nominativi dei cinque sub. In base alla normativa locale le immersioni ricreative sono limitate ai 30 metri di profondità e solo quelle autorizzate per finalità scientifiche possono spingersi oltre.
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