Overtourism, il lago di Sorapiss preso d’assalto: rifugisti chiedono numero chiuso e tornelli

La nuova tendenza è quella di prenotare il parcheggio del rifugio Auronzo poi scendere e fare una veloce gita per immortalarsi con il lago color indaco: «Se in futuro non ci sarà filtro sarà dura mantenere intatti questi luoghi»

Alessandro Michielli
Lago di Sorapiss preso d’assalto: +20% di turisti
Lago di Sorapiss preso d’assalto: +20% di turisti

La mattina di corsa sulle Tre Cime (con prenotazione) e nel pomeriggio dritti al lago del Sorapiss, tutto in meno di 24 ore. Poi via verso le 5 Torri e il Lagazuoi o fuga con destinazione lago di Braies. È questa la nuova tendenza dell’estate 2026 confermata da guide alpine, rifugisti e addetti ai lavori.

La priorità restano le foto patinate, sia chiaro, ma il tempo è denaro, quindi bisogna vedere più cose nel minor tempo possibile. La regola? Devono essere luoghi iconici, pronti a fare brillare gli occhi agli utenti di Instagram o Tik Tok.

Il lago del Sorapiss

Il lago color indaco del Sorapiss è certamente l’area più colpita dall’overtourism: nel mese di agosto 2025, infatti, ha registrato accessi giornalieri che hanno toccato le 3 mila presenze: «Quest’anno, nel mese di giugno appena concluso, abbiamo registrato un aumento dell’affluenza del 20% rispetto lo stesso periodo dell’anno scorso», afferma Emilio Pais Bianco, che insieme alla moglie e al figlio gestisce il rifugio Vandelli.

 

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«Un lavoro che negli anni si è evoluto: infatti, un tempo il chiosco esterno veniva aperto a metà mattina, mentre ora mio figlio lo apre alle 7.30 perché iniziano già le prime ondate di turisti. Sono soprattutto fotografi, che vengono ad immortalare il lago alle prime luci del giorno».

«La clientela è soprattutto straniera e sono sempre di più quelli che cercano di vedere più luoghi in un solo giorno», prosegue. «Ci sono tantissimi russi e americani che, in certi casi, sono un po’ sfacciati e maleducati. Ma abbiamo notato anche un aumento di australiani».

«La nota positiva sono i giovani che ci raggiungono in settimana, non quelli del weekend», prosegue il rifugista, «perché notiamo in loro una maggiore educazione e attenzione verso i luoghi, che tanti 40enni non hanno, ad esempio. Questo però non ha limitato il grande problema dei rifiuti: ogni sera raccogliamo tantissime cartacce, bottiglie di vetro o di plastica abbandonate a terra. Non parliamo poi dei bisogni: dietro ogni cespuglio presente nei pressi del lago si trova di tutto e fa anche un certo senso».

Attesa la Polizia provinciale

«La situazione negli ultimi anni è comunque migliorata», prosegue Pais Bianco, «grazie all’aiuto delle guardie delle Regole d’Ampezzo, dei carabinieri forestali e degli operatori incaricati alla tutela dei luoghi. Ora attediamo i provinciali».

Pais Bianco si riferisce al il progetto avviato dal Comune di Cortina d’Ampezzo, Provincia di Belluno e Regione del Veneto per rafforzare il presidio del territorio montano attraverso l’impiego della Polizia provinciale, che mercoledì ha visto la sua prima riunione operativa per definire le modalità operative con cui gli agenti presidieranno il territorio extraurbano durante la stagione estiva.

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Questo weekend la Polizia provinciale è arrivata al lago? «No», risponde in maniera franca e priva di polemica Pais Bianco. «Sabato sono salite le guardie delle Regole e domenica i carabinieri forestali, ma nessuna guardia provinciale». In attesa dello sbarco nei boschi, la politica ha comunque già esultato per la nuova iniziativa: «Questa iniziativa rappresenta un esempio di come la collaborazione tra istituzioni possa trasformarsi in un’azione efficace a tutela della montagna», sottolinea l’assessore regionale alla Montagna Dario Bond.

«Il turismo è una straordinaria opportunità per il nostro territorio e va governato con responsabilità, investendo sulla prevenzione, sull’informazione e sulla presenza qualificata degli operatori. Cortina apre una strada che potrà diventare un punto di riferimento anche per altre realtà del Veneto, e non solo di montagna».

Tornelli e numero chiuso

«Detto che le azioni avviate dai vari enti aiuteranno a migliorare la situazione», dice Pais Bianco, «il tema resta preservare l’aspetto naturalistico di questi luoghi. Con certi numeri (3 mila accessi al giorno) è impossibile tutelare la natura.

Sarebbe utile, come è stato fatto in altri posti, mettere dei tornelli per limitare l’accesso o quanto meno definire un numero chiuso. Il lago e l’intera area, per mantenere le proprie caratteristiche, devono essere tutelate ogni giorno, perché se l’ondata di overtourism dovesse proseguire e crescere, ci accorgeremo degli effetti negativi solo quando sarà troppo tardi. Il rischio è quello di dover bloccare l’accesso a certe aree del lago».

Siamo solo al 6 di luglio e davanti a noi mancano ancora i mesi più caotici dell’estate, cosa accadrà quindi? Nascerà una nuova consapevolezza che salverà il miracolo chiamato lago del Sorapiss o la natura sarà destinata a sopperire al turismo di massa?

 

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