Dai ragni botola alle mantidi paglia: il mondo degli insetti nel diario di un naturalista
Enzo Moretto, fondatore di Esapolis e Butterfly Arc, nel Padovano, racconta le proprie avventure e scoperte in un libro con racconti, fotografie e disegni realizzati dallo stesso autore: «La natura è fatta di strategie incredibili: la realtà supera sempre l’immaginazione»

C’è un filo sottile che lega curiosità, meraviglia e responsabilità. È lo stesso filo che attraversa “Diario di un Naturalista”, il libro di Enzo Moretto, realizzato con il contributo di Francesco Tomasinelli. Un’opera che non è soltanto un racconto scientifico, ma un viaggio personale dentro la natura, capace di restituire valore a ciò che spesso resta invisibile e dimenticato.
Moretto è una figura di riferimento nella divulgazione naturalistica italiana. Entomologo, fondatore del museo Esapolis di Padova e del parco Butterfly Arc di Montegrotto Terme, da anni lavora tra ricerca, educazione e racconto della biodiversità. Il suo percorso nasce da lontano, da una passione coltivata fin da giovane, quando osservare insetti e ambienti naturali non era affatto scontato. «Da ragazzo osservare la natura non era considerato qualcosa di importante», racconta. «Sembrava quasi una stranezza. Poi ho capito che non ero io il problema, ma che mancava un modo per comunicare davvero questa passione». È proprio da questa consapevolezza che prende forma il libro. «Non è solo un libro sugli insetti», spiega Moretto, «è un invito alla scoperta, a mettersi in gioco, a esplorare anche ciò che non si conosce, lasciandosi guidare dalla curiosità».

Un percorso che intreccia esperienza personale, ricerca scientifica e desiderio di condividere, parlando a chi è esperto ma anche a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Le pagine si muovono tra ricordi d’infanzia e grandi esplorazioni.
«Ci sono esperienze che ti segnano da piccolo», dice. «Io ho visto scomparire luoghi che per me erano un paradiso naturale ancora da scoprire. Questa cosa mi ha accompagnato per tutta la vita». Da qui nasce anche l’urgenza di osservare, documentare e raccontare ciò che resta. Il viaggio attraversa luoghi concreti e affascinanti. «A Lampedusa», racconta, «abbiamo incontrato specie che sembravano uscite da un altro mondo, come il ragno cammello, che ha riaperto nuove piste di ricerca. In Sardegna, invece, le grotte e gli ambienti più nascosti continuano a sorprendere: tra mantidi paglia, ragni botola e scorpioni bianchi, la sensazione è che la ricerca non finisca mai».
E poi la Tunisia: «Qui il deserto mette alla prova ogni forma di vita e obbliga a sviluppare adattamenti incredibili. Ogni spedizione non chiude le domande, le moltiplica Non serve andare dall’altra parte del mondo per incontrare l’ignoto», insiste lui.
«L’avventura è vicina. Basta imparare a guardare con metodo». Un concetto che attraversa tutto il libro e che diventa quasi un invito a cambiare prospettiva. Uno degli elementi più originali dell’opera è la sua struttura.
Il diario raccoglie racconti, fotografie e disegni realizzati dallo stesso autore. «Il disegno non è un abbellimento», sottolinea. «È uno strumento di conoscenza. Disegnare una specie significa fermarsi, rallentare, osservare davvero. Solo così si può capire fino in fondo ciò che si ha davanti». Una scelta che restituisce valore alla lentezza, in un tempo dominato dalla velocità. Nel libro trovano spazio anche storie concrete, episodi vissuti sul campo, comportamenti sorprendenti del mondo animale.
«La natura è fatta di strategie incredibili», racconta. «A volte sembrano storie inventate, ma sono reali. Ed è proprio questo che affascina: la realtà supera sempre l’immaginazione».
Accanto alla ricerca, emerge con forza il lavoro con i giovani naturalisti. «La passione non si insegna, si accende», dice Moretto. «Molti ragazzi arrivano senza sapere nulla, poi scoprono un mondo intero e non lo lasciano più”. Un’esperienza che negli anni ha coinvolto tante persone, trasformando la curiosità in consapevolezza. Il diario è anche uno spazio di riflessione. “Cosa smettiamo di vedere quando pensiamo di conoscere già un luogo?”, si chiede. “Quanta biodiversità resta invisibile vicino a noi?”. Domande semplici, ma profonde, che portano a un passaggio fondamentale: “Dallo stupore nasce una responsabilità, quella di proteggere ciò che impariamo a conoscere. Ho scritto questo libro perché mancava. Mancava un racconto capace di portare all’attenzione di tutti un mondo fatto di piccoli esseri, ma fondamentali». E aggiunge: «È anche una storia che dimostra che i risultati arrivano con impegno, studio, perseveranza e passione».
Nel diario trovano spazio anche i primi incontri con specie iconiche, come coleotteri dai colori brillanti o insetti dalle forme sorprendenti, capaci di accendere la curiosità di ogni giovane naturalista. «Sono queste le esperienze che ti fanno iniziare», spiega. «Quelle che ti restano dentro e ti spingono a continuare, a cercare, a capire». Un invito chiaro e diretto: «Se queste pagine riusciranno a restituire anche solo un po’ di stupore, memoria e attenzione per il mondo vivente, allora avranno raggiunto il loro obiettivo». Perché, come ricorda Moretto, «la meraviglia non è lontana. È già qui, basta accorgersene».
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