Guerra in Iran, stangata su benzina e bollette: il Veneto paga il prezzo più alto

Prezzi di gas e carburanti in forte aumento dopo la crisi nel Golfo Persico: rincari per famiglie e aziende, rischi per trasporti, agricoltura e industria

Federico Murzio
Guerra in Iran, caro energia e carburanti: Veneto sotto pressione tra bollette, imprese e agricoltura
Guerra in Iran, caro energia e carburanti: Veneto sotto pressione tra bollette, imprese e agricoltura

Lo ha detto pochi giorni su queste pagine Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «Il Golfo Persico è ancora caput mundi».

Una capitale del mondo del mercato energetico che ad ogni evento “traumatico” ripercuote i suoi effetti a livello globale. A poco più di un mese dall’inizio della guerra in Iran, in Italia, in Veneto, arrancano un po’ tutti, forse con un’intensità maggiore rispetto le prime settimane del conflitto in Ucraina nel 2022.

Timori, nel caso la guerra nel Golfo dovesse proseguire, sono espressi dai distretti produttivi e dal mondo dell’agricoltura ma anche dall’uomo della strada, a cui è prospettato un incremento del costo dei beni di consumo e dei servizi, dalle bollette di luce e gas ai beni alimentari (perché se i carburanti aumentano, aumenta il costo dei trasporti, che si rifà sull’utente ultimo). Alcuni costi, ci carburanti, per dire, ha già cominciato a pagarli.

Stando alla Cgia di Mestre l’Ue deve intervenire velocemente con «un provvedimento strutturale che, nell’arco di 5-7 anni, acceleri la transizione energetica riducendo la dipendenza dalle fonti fossili» e «deve sospendere temporaneamente il Patto di Stabilità, permettendo ai Paesi membri di contenere il caro energia senza impatti sul rapporto deficit/Prodotto interno lordo». 

Bollette 

I costi per le famiglie di luce e gas si sono impennati. Il prezzo del gas è aumentato del 19,2 per cento rispetto a febbraio, attesta Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, mentre il prezzo dell’energia è incrementato del 15,2 per cento. Per gli utenti vulnerabili (persone con redditi bassi, situazioni di emergenza, disabili, utenti con apparecchiature salvavita, anziani e over 75 con fragilità) l’elettricità è salita in bolletta dell’8,1 per cento.

Codacons stima che, sempre per quest’ultima categoria, la spesa annuale (luce e gas insieme) supererà i 2 mila euro. Il peso dei “vulnerabili” in Veneto si attesta sulle 220 mila famiglie (300 mila a Nord Est). Negli effetti, guardando a un anno fa, la spesa per l’utente salirà a 589 euro tra il primo luglio 2025 e il 30 giugno 2026. Sullo sfondo c’è il bonus previsto nel decreto bollette approvato pochi giorni fa dalla Camera che prevede 115 euro per i titolari di contributi sociali. 

Carburanti

Il rischio paventato, se la situazione non si dovesse sbloccare entro pochi mesi, è il razionamento dei carburanti. A essere più colpito è il gasolio. Alle pompe, la variazione tra febbraio 2026 (il 27 è scoppiata la guerra in Iran con conseguente chiusura dello stretto di Hormuz) e il 2 aprile è stata più 21,2 per cento. Per quanto riguarda la benzina si parla di un più 5,3.

Ieri i prezzi medi alla pompa self-service in Veneto segnavano il diesel a 2,127 euro al litro, la benzina a 1,765, il Gpl a 0,769 e il metano a 1,532. I prezzi registrati alla pompa in autostrada e in altri contesti (le aree montane per esempio) sono superiori di 10-20 centesimi al litro. Venerdì il prezzo del petrolio al barile si è attestato a 109 dollari Usa al barile (che nell’ultimo mese è salito di oltre il 40 per cento). Per Figisc Confcommercio (una delle associazioni di categoria dei benzinai) gli effetti di quest’ultimo incremento si vedranno già dalla prossima settimana. 

Trasporti

La gran parte dei mezzi del trasporto pubblico locale sono alimentati a gasolio e metano. Con quest’ultimo a essere cresciuto di oltre il 50 per cento (molto più del gasolio) nell’ultimo mese. Alcune aziende di Tpl, Mom per esempio, sono già corse ai ripari riducendo i cosiddetti trasferimenti a vuoto e utilizzando soprattutto i mezzi di ultima generazione che consumano meno.

Se la guerra si dovesse prolungare, le aziende Tpl pensano a una riduzione del servizio chilometrico, il che si tradurrebbe in un taglio delle corse. Le tariffe di biglietti e abbonamenti sono stabiliti dagli enti pubblici (Comune e Province), e se si dovesse parlare di ritocchi al rialzo, questi entrerebbero in vigore da settembre. Per quanto riguarda il servizio di trasporto scolastico ci sono dei contratti “blindati” tra committente e azienda, che prevedono una rimodulazione dei costi tale da non sopperire però l’aumento del carburante. 

Agricoltura

Gasolio agricolo e prezzo dei fertilizzanti: sono le due cause che hanno spinto molti agricoltori a sostituire la costosa semina del mais (la più diffusa in Veneto) con colture meno care, la soia per esempio. In un mese il prezzo del gasolio agricolo è aumentato del 50 per cento, passando da 70 centesimi al litro a 1,4 euro. Per quanto concerne i fertilizzanti, l’urea è passata da 45 a 80 euro al quintale.

Aumenti diffusi anche per altri concimi: 25 per cento in più per il solfato ammonico, 20 per cento in più per il nitrato ammonico, e 20 per cento in più anche per il perfostato minerale. Stando a Confagricoltura Veneto gli effetti a breve termine parlano di un costo della coltivazione del mais fino a 2.500 euro a ettaro, a medio termine si vedranno a settembre, con una raccolta inferiore rispetto agli scorsi anni. Effetti anche nella filiera dello stoccaggio e della trasformazione: secondo Confagricoltura Veneto sono previste delle chiusure. 

Industria

Se continua così sarà recessione. La stima che giunge dall’Ufficio Studi Confindustria è che il prolungarsi sino a fine anno della guerra scatenata in Iran da Israele e Usa porterebbe il Pil italiano a calare di 0,7 punti percentuali nel 2026 e l’inflazione a volare a un passo dal 6 per cento. Inoltre secondo Confindustria il rincaro dei prezzi di petrolio e gas (insieme) è ipotizzato sino al 60 per cento (guerra di quattro mesi) e sino al 133 per cento (sino a dicembre).

Le conseguenze della crisi del mercato energetico toccano le aziende energivore (stando a Cna Veneto le bollette per le piccole e medie imprese sono aumentate del 22 per cento) ma a cascata tutto il sistema dei distretti industriali. La mancanza di approvvigionamento del petrolio interessa anche l’industria della plastica. Stando a una rilevazione di Casartigiani Veneto la plastica e altri semilavorati nelle ultime settimane hanno registrato aumenti tra l’8 e il 20 per cento.

Edilizia

L’allarme arriva da Ance, l’associazione dei costruttori edili: rivedere i contratti per salvare le imprese. La crisi energetica spinge l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti dei materiali, alcuni dei quali hanno subito aumenti di oltre il 50 per cento.

Secondo Angaisa (l’Associazione nazionale commercianti articoli idrosanitari, pavimenti, rivestimenti ed arredobagno) in alcune aree gli aumenti sono molto elevati, arrivando fino a un più 150 per cento. Non solo. Per il ferro si segnalano aumenti che arrivano fino a un più 20 per cento, mentre per il conglomerato bituminoso e le membrane gli incrementi si collocano tra il più 18 per cento e un più 20 per cento. Per acciaio, tubazioni e raccordi in Pvc diversi fornitori stanno invece accettando ordini con riserva di aggiornamento dei prezzi. Ance insiste su una rinegoziazione dei contratti per evitare rallentamenti (la scadenza dei Pnrr è alle porte) o sospensioni.

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