In Veneto il 75% degli under 11 ha un cellulare: «Peggiora il nostro rendimento»

Quasi 7 ragazzi su 10 riconoscono conseguenze importanti sul proprio rendimento scolastico per un eccessivo utilizzo dello smartphone. Sempre meno giovani si rivolgono ai genitori per risolvere un problema, il 57% chiede all’Ai. Ceccone: «L'Ai non ti giudica se sbagli la domanda. A scuola e a casa abbiamo reso l'errore qualcosa da nascondere invece che qualcosa da attraversare insieme»

Il 52,2% dei ragazzi dichiara di aver provato a ridurre il tempo trascorso online senza riuscirci
Il 52,2% dei ragazzi dichiara di aver provato a ridurre il tempo trascorso online senza riuscirci

In Veneto più del 75% delle ragazze e dei ragazzi under 11 ha già uno smartphone personale. Allo stesso tempo, quasi 7 su 10 riconoscono conseguenze importanti sul proprio rendimento scolastico. La media nazionale dell’impatto del digitale sullo studio è molto più bassa.

Lo rivela l’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale di Social Warning che per il 2026 ha fotografato il rapporto tra adolescenti, scuola e social network. 

Per la maggioranza dei ragazzi, il cellulare diventa un oggetto che, già a 11 anni, li segue ovunque. Lo usano per studiare, cercare risposte, parlare con gli altri, informarsi e, sempre più spesso, anche chiacchierare e chiedere consigli all’intelligenza artificiale. L’età di accesso a questi dispositivi continua ad abbassarsi: il 42,5% lo riceve prima dei 10 anni e quasi la totalità – il 92,8% - lo ha già ricevuto prima dei 15 anni.

I dati in Veneto

Tra i ragazzi veneti lo smartphone arriva prima che nel resto del Paese. E la scuola è la prima realtà chiamata in causa. Il 68,5% è convinto che il digitale incida sul proprio rendimento scolastico, una quota che a livello nazionale scende al 47,9%.

Il Veneto supera tristemente le statistiche italiane anche in altri campi. Il 40% pensa spesso o sempre ai social o a come usarli, più del doppio rispetto al dato nazionale.

Come usano lo smartphone

Ormai, come avviene spesso per gli adulti, il cellulare chiude e inaugura le giornate dei giovanissimi. Il tempo dichiarato di utilizzo va dalle 3 alle 6 ore al giorno o anche di più, per il 74,6% dei ragazzi (ben il 37,9% oltre le 5 ore). Ma il rapporto con il dispositivo non si interrompe nemmeno quando la giornata finisce: più di 7 ragazzi su 10 lo portano a letto la sera e lo controllano prima ancora di alzarsi. Un uso che diventa difficile da interrompere, tanto che il 52,2% dichiara di aver provato a ridurre il tempo trascorso online senza riuscirci pienamente e il 21,5% di sentirsi agitato quando non può utilizzare i social.

L’Ai preoccupa anche i giovani

Se hai un dubbio chiedi a ChatGpt. È l’approccio del 57% dei ragazzi. I genitori restano il riferimento per il 58,6% di loro. 

«In classe capita spesso che un ragazzo mi dica che preferisce chiedere a ChatGpt piuttosto che chiedere a un adulto – racconta Gregorio Ceccone, pedagogista del digitale e coordinatore dell'Osservatorio Scientifico sull'Educazione Digitale – perché l'Ai non ti giudica se sbagli la domanda. E lì capisci che il problema non è l'intelligenza artificiale in sé, è che a scuola e a casa abbiamo reso l'errore qualcosa da nascondere invece che qualcosa da attraversare insieme».

Spesso in famiglia, di rapporti con il digitale se ne parla poco. Solo il 18,8% dei ragazzi dichiara di parlarne spesso con i genitori, mentre il 45% lo fa raramente o addirittura mai.

Eppure del futuro dell’Ai i ragazzi si preoccupano. L’intelligenza artificiale genera nei ragazzi soprattutto preoccupazioni legate al suo utilizzo e alle conseguenze che può avere. La principale riguarda il possibile uso improprio dell’Ai, indicato dal 46,3%, seguita dal timore che possa in futuro essere impiegata contro l’essere umano (41,9%). Il 39,7% è preoccupato per la sicurezza dei dati personali, mentre il 34,9% teme la perdita di posti di lavoro. Solo il 22,4% dichiara di non avere alcuna preoccupazione.

«I nostri dati raccontano una realtà che corre molto più velocemente delle norme. A 11 anni la maggioranza dei ragazzi ha già in mano uno smartphone personale e, quando arriva un dubbio, Internet e sempre più spesso l'intelligenza artificiale sono i primi luoghi a cui si rivolge. Questo ci dice che il vero terreno di gioco non è soltanto quello delle regole sull'accesso ai social, ma quello dell'educazione, che deve iniziare molto prima», commenta Davide Dal Maso, presidente e fondatore di Social Warning - Movimento Etico Digitale.

 

 


 

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