Giaretta: «Il dibattito sul Pedrocchi sveglia la città, impresa e tutela si possono conciliare»
L’intervento dell’ex sindaco di Padova sul degrado delle sale storiche: «Senza un’ostinata ambizione non si cresce»

Fa bene a Padova una discussione pubblica sul Pedrocchi. Ogni città ha bisogno di simboli e il Pedrocchi certamente lo è e merita ogni attenzione. Devo dire la verità: la strigliata del mattino serve a scuotere una città che è diventata un po’ sonnolenta, che sembra quasi avere paura di un dibattito pubblico. Se si rimedia è bene: amare una città richiede passione per un civile confronto, senza distrazioni.
Penso che sul Pedrocchi una più efficacie collaborazione tra Comune proprietario, Sovrintendenza preposta a una tutela conciliabile con l’attività di impresa, e i responsabili della gestione consentirà di affrontare e risolvere i problemi. Oggi il Caffè è frequentatissimo, ho l’età per ricordare anni in cui era un luogo pressoché deserto che aveva dimenticato la propria funzione. Proprio perché è un luogo di successo si può alzare l’asticella.

Dalla storia del Pedrocchi (per non limitarsi a tardivi risvegli) possiamo ancora imparare. Perché è la storia di una ostinata ambizione di un caffettiere che non si accontenta di fare soldi. Le lodi che gli rivolge Stendhal forse sono state per lui uno stimolo per pensare in grande. Perché la verità è che Stendhal visita Padova la prima volta nel 1817, resta incantato dai padovani – «dico addio con le lacrime agli occhi ai miei cari padovani: la gente ride, scherza, parla ad alta voce, il tempo mi vola via senza che me ne accorga» –, ma consuma l’eccellente zabajone nella vecchia sede del Caffè, non può allora vedere il nuovo stabilimento che sarebbe stato aperto 14 anni più tardi: avrebbe certamente raddoppiato le lodi…
«Proprio perché oggi è frequentatissimo si può pensare di alzare l’asticella»
Ci sono altre storie di ostinata ambizione che possiamo ricordare. Andrea Memmo si mette in testa di trasformare una palude alle soglie del centro storico in una delle più belle piazze d’Europa. Si muove sulla base di una «Descrizione della general idea». Senza una idea generale, valida e lungimirante non si ha alcuna garanzia di successo (anche qui ci sarebbe da imparare). Inventa meccanismi finanziari innovativi, una sorta di project financing ante litteram, apre un dibattito pubblico. Per vincere le resistenze di parte della classe dirigente locale il Memmo si inventa la figura del «Misantropo padovano» cui attribuire le superficiali critiche dei ben pensanti, sconfitte dalla rapida realizzazione: «Quale sorpresa non fu per lo stesso Misantropo padovano nel vedere quel che era una valle infeconda ed insalubre divenire un delizioso cammino, un centro di Fiera con ornatissime botteghe, invitanti l’utile concorso de forestieri ed atte a far circolare il denaro».
Negli stessi anni c’è l’ostinata ambizione del vescovo Nicolò Antonio Giustiniani. Capisce che se Padova era divenuta la capitale della scienza medica poteva ben esserlo anche per la qualità della cura. Vuole un ospedale tra i più avanzati d’Europa, in cui tutti possano essere curati, di fatto realizza il primo ospedale pubblico. Riesce a farlo in soli vent’anni. La carità si misura con i bisogni fondamentali dell’umanità. Viviamo ancora oggi di quella ambiziosa intuizione.
Sono partito dalla campagna di stampa sul Pedrocchi e me ne sono allontanato. Apparentemente, non ho parlato d’altro. Penso che occorra scuotere una città un po’ addormentata. Che sia utile un dialogo fecondo tra le giuste ambizioni di una amministrazione pubblica con le fatiche che esse comportano, le aspettative dei cittadini, il loro diritto ad essere pienamente informati.
In un’epoca di social la carta stampata può avere ancora un ruolo, in modo da non ridurre tutta la complessità dei problemi alle dimensioni di un tweet.
Negli anni ormai lontani in cui ho fatto il sindaco ho appreso che lo stimolo dell’opinione pubblica e dell’opposizione politica, anche se scomodo, è spesso un aiuto per non sbagliare. E del resto l’evidente crisi della partecipazione democratica, che si esprime con una larga astensione del voto, è malattia che deve essere curata.
Lo si può fare recuperando il gusto di un condiviso e civile confronto nella comunità cittadina. In fondo politica viene proprio da polis, la città.
*già sindaco di Padova
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