Crisi idrica in Veneto, allerta cuneo salino: stop all’irrigazione dall’Adige
La Regione alza il livello di severità idrica da basso a medio. Preoccupa l’avanzata del cuneo salino nell’Adige, mentre nel Delta del Po vengono sospese le derivazioni irrigue. L’assessore Venturini: «Massima attenzione»

La crisi idrica continua a mettere sotto pressione il Veneto. L'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, riunito mercoledì 15 luglio, ha deciso di innalzare il livello di severità idrica da basso a medio, rafforzando il monitoraggio e le misure per la gestione della risorsa idrica.
A preoccupare maggiormente è l'avanzata del cuneo salino nell'Adige, che dopo aver interessato il Po sta risalendo anche il secondo fiume del Veneto, arrivando fino a Cavanella d'Adige.
La situazione ha già costretto Veritas a fermare temporaneamente l'impianto di potabilizzazione della zona e il Consorzio di Bonifica Delta del Po a sospendere le derivazioni irrigue e chiudere le prese alimentate direttamente dall'Adige nei territori di Rosolina e Sant'Anna di Chioggia.
Venturini: "Massima attenzione"
«La situazione richiede la massima attenzione», ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente e al Clima Elisa Venturini. «Alcuni dei principali fiumi veneti registrano condizioni critiche: il Livenza presenta un deficit del 55%, mentre resta delicata anche la situazione del Sile, con particolare riferimento all'impianto di desalinizzazione di Torre Caligo, fondamentale per l'approvvigionamento idrico di Jesolo».
Secondo le valutazioni tecniche dell'Osservatorio, sarà necessario mantenere sull'Adige una portata di almeno 140 metri cubi al secondo a Ponte San Lorenzo e non scendere sotto gli 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani, soglia indispensabile per limitare la risalita dell'acqua salata e garantire il funzionamento degli impianti di desalinizzazione.
Stop all'irrigazione nel Delta
La situazione è particolarmente critica nel Delta del Po. A Boara Pisani la portata dell'Adige è scesa intorno ai 50 metri cubi al secondo, ben al di sotto della soglia di sicurezza. Il Consorzio di Bonifica ha quindi bloccato tutte le derivazioni irrigue alimentate dal fiume.
«Non resta che sperare nelle precipitazioni previste sull'arco alpino», commenta il Consorzio, ricordando come la progressiva scomparsa dei ghiacciai abbia ridotto drasticamente l'alimentazione estiva dei corsi d'acqua.
Anche il Po continua a registrare valori molto bassi: a Pontelagoscuro la portata resta sotto i 300 metri cubi al secondo, lontana dai 450 necessari per il corretto funzionamento delle barriere antisale nei rami del Delta.
Collaborazione con Trento e Bolzano
Per fronteggiare l'emergenza, la Regione Veneto ha proposto una gestione condivisa della risorsa idrica con le Province autonome di Trento e Bolzano, che hanno manifestato disponibilità a coordinare i rilasci dagli invasi montani per garantire portate adeguate nei momenti più critici.
Parallelamente, con i Consorzi di Bonifica è stato concordato un sistema di modulazione dei prelievi, aumentando le derivazioni quando l'acqua è disponibile e riducendole nelle fasi di maggiore sofferenza, evitando così tagli lineari.
Gli investimenti
La Regione ricorda di aver già finanziato la barriera anti-cuneo salino sull'Adige, un'opera da 42 milioni di euro che sarà appaltata nel 2027 e completata nel 2029. A questa si aggiungono il piano regionale dei nuovi invasi, con 48 interventi per oltre 581 milioni di euro, la riconversione dei sistemi irrigui dei Consorzi di Bonifica e le future opere alla foce del Po e del Brenta.
«Di fronte a fenomeni sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici», conclude Venturini, «dobbiamo gestire le emergenze ma anche investire per rendere il Veneto sempre più resiliente. Chiediamo inoltre a tutti i cittadini di utilizzare l'acqua con responsabilità: ogni comportamento virtuoso contribuisce a tutelare una risorsa preziosa».
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