Tribunale, gli uffici intasati da richieste di cittadinanza

Ben 26.500 le domande presentate da brasiliani che rivendicano avi veneti. Oltre 12.000 richieste di protezione. Il sistema rischia il collasso tra la mole di richieste e le scadenze fissate dal Pnrr da rispettare

Roberta De Rossi
Code all'ufficio Aangrafe
Code all'ufficio Aangrafe

Come svuotare il mare con un secchiello.

Per diminuire, stanno in effetti leggermente diminuendo - grazie al lavoro dei 6 magistrati togati della Sezione Immigrazione del Tribunale civile di Venezia, affiancati da 16 magistrati onorari dedicati - ma non si fa tempo a prendere fiato che altre migliaia di richieste arrivano.

Stiamo parlando delle 26.500 domande di cittadinanza che schiacciano gli uffici del Tribunale di Venezia sotto una mole enorme di lavoro: erano oltre 30.728 a giugno di un anno fa. «Un carico abnorme», l’aveva definito la presidente della Corte d’Appello Rigoni, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ricordando che le sole domande di cittadinanza rappresentano quasi il 79 per cento dell’intero carico di lavoro del Tribunale di civile di Venezia, ma soprattutto oltre il 44 per cento dell’intera domanda nazionale (70.000 circa).

«L’Ufficio sta lavorando a ritmi altissimi per rispondere alle richieste e rispettare le scadenze fissate dal Pnrr», dice Andrea Fidanzia, presidente del Tribunale di Venezia, che ha competenza su tutto il Veneto per quanto riguarda le richieste di cittadinanza, «siamo riusciti a diminuire l’arretrato fissando l’obiettivo di 120 sentente a giudice entro giugno. Io stesso tratto questi casi. Il problema è che da gennaio sono arrivate 2.100 nuove richieste di cittadinanza, che paiono in leggera flessione rispetto al passato, ma ancora sono moltissime».

Cittadini brasiliani che ambiscono al passaporto italiano, grazie ad avi partiti dal Veneto per trovare fortuna in America Latina. «Le disposizioni più recenti che hanno limitato la possibilità di fare richiesta solo in relazione alla cittadinanza italiana di genitori o nonni, faranno sentire i loro effetti in futuro», prosegue il presidente Fidanzia, «ma per le domande già depositate vale la norma precedente e si più risalire alla settima generazione».

Numeri da capogiro

La situazione che si trova ad affrontare il Tribunale di Venezia è abnorme: è di gran lunga il più oberato d’Italia.

«I Tribunali di Roma e Milano ne hanno registrate 150 dall’inizio dell’anno e quello di Brescia, che è secondo in Italia appena 400», aggiunge il presidente del Tribunale di Venezia.

Le richieste di protezione

L’ufficio Immigrazione distrettuale del Veneto non è investito “solo” dalle richieste di chi vuol diventare italiano sulla base di legami di sangue spesso risalenti all’Ottocento, ma deve dare risposta anche alle oltre 12.000 domande presentate de uomini e donne che arrivano da paesi martoriati dalle guerre e da regimi totalitari e integralisti, e che chiedono il riconoscimento della “protezione internazionale”.

Emergenze umanitarie in crescita rispetto anche al recente passato, come raccontano ancora i dati.

«Dall’inizio di quest’anno, abbiamo registrato un aumento del 3 per cento delle richieste di protezione internazionale e sono sempre gli stessi uffici, cancellerie, giudici, a dovervi far fronte», conclude il presidente del Tribunale, Andrea Fidanzia, «ma lavoriamo per rispettare l’obiettivo di riduzione dei tempi di trattazione e degli arretrati richiesti dal Pnrr».

 

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi