Diesel, da oggi si dimezza lo sconto: stangata per 29 mila imprese venete
A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che mette in fila i numeri degli ultimi sette mesi: dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran la benzina è aumentata del 29 per cento e il diesel del 36 per cento

Da oggi fare il pieno di gasolio torna a costare di più. Si dimezza infatti lo sconto sulle accise del diesel, che passa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, proprio mentre il caro-carburante continua a mordere i bilanci di famiglie e imprese. Ma c’è chi alla pompa ci deve andare per forza, ogni giorno, per lavorare.
In Veneto sono quasi 29 mila le imprese particolarmente esposte ai rincari: autotrasportatori, tassisti e Ncc, agenti e rappresentanti di commercio. Per loro l’aumento del diesel e della benzina non significa soltanto qualche euro in più per un pieno, ma costi che si accumulano per migliaia di chilometri percorsi ogni mese e che, in molti casi, non possono essere trasferiti sui clienti.
A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che mette in fila i numeri degli ultimi sette mesi: dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran la benzina è aumentata del 29 per cento e il diesel del 36 per cento.
Quasi 29 mila attività in Veneto
La platea più numerosa è quella degli agenti di commercio: 20.792 imprese, per le quali l’automobile rappresenta uno strumento di lavoro e le percorrenze possono superare i 30-40 mila chilometri all’anno. Seguono 6.753 imprese dell’autotrasporto e 1.368 attività tra taxi e Ncc.
Padova è la provincia veneta con il maggior numero di imprese dei tre settori, 6.900, seguita da Verona con 5.742 e Treviso con 5.439. Belluno chiude la graduatoria regionale con 697.
Lo sconto si dimezza
A rendere più pesante il conto è la riduzione dell’intervento sulle accise. Da sabato 26 settembre lo sconto sul diesel passa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro e, secondo quanto previsto, resterà a questo livello fino al 5 ottobre.
Negli ultimi sei mesi e mezzo il governo ha destinato complessivamente 2,6 miliardi di euro alle misure contro il caro-carburante: 2,1 miliardi per gli interventi sulle accise e circa 500 milioni attraverso crediti d’imposta destinati, tra gli altri, ad autotrasportatori, agricoltori e pescatori.
La Cgia mette il dato a confronto con quanto accadde nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Allora il governo Draghi, sfruttando la maggiore flessibilità concessa da Bruxelles, destinò 7,3 miliardi in otto mesi al taglio delle accise: quasi tre volte la cifra stanziata negli ultimi sei mesi e mezzo.
Camionisti, taxi e rappresentanti
Non tutti gli autotrasportatori, inoltre, possono contare sul credito d’imposta. Restano fuori, ricorda la Cgia, le imprese con mezzi sotto le 7,5 tonnellate e quelle con veicoli più pesanti che non rientrano nelle classi ambientali previste. Una distinzione rilevante, considerando che circa il 40 per cento delle imprese italiane di autotrasporto non dispone di mezzi sopra le 7,5 tonnellate.
Per i tassisti il problema è diverso: le tariffe vengono stabilite dai Comuni e non possono quindi essere adeguate immediatamente quando aumenta il carburante. Il rincaro finisce così direttamente sui margini di chi guida.
Ancora diverso il caso degli agenti di commercio. Per chi percorre decine di migliaia di chilometri all’anno, ogni aumento alla pompa diventa un costo immediato, mentre provvigioni e accordi commerciali restano invariati.
Tre categorie diverse, insomma, accomunate dallo stesso problema: quando benzina e diesel salgono, per loro lasciare l’auto o il camion in garage semplicemente non è un’opzione.
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