Carceri in Veneto, sovraffollamento record: detenuti al 149 per cento della capienza
La relazione del Garante regionale fotografa una situazione critica nelle carceri della regione: 2.873 detenuti a fronte di una capienza molto inferiore, sei suicidi nel 2024 e carenza di agenti di polizia penitenziaria

È una ferita che non si rimargina, un’emorragia che non accenna a rallentare. Nelle carceri italiane debordano i detenuti. La situazione in Veneto non solo non è migliore che altrove, ma è persino più grave. Anticipata da risposte evidentemente insufficienti ad arginare una condizione che è anche termometro per misurare il livello di civiltà di un Paese, o di un territorio.
Il sovraffollamento
Si parla di questo: a Rovigo, di un nuovo padiglione carcerario con 120 posti e del nuovo istituto penale minorile, e poi di un nuovo centro di prima accoglienza per minori a Mestre, nella sede del tribunale per i minorenni. Soltanto palliativi, in una regione – a dirlo è la relazione sull’attività svolta nel 2025 dal Garante regionale dei diritti della persona – le cui nove carceri hanno concluso lo scorso anno con 2.873 detenuti, un migliaio in più rispetto al massimo che sarebbe consentito. Con una percentuale di riempimento del 149% e un incremento sull’anno scorso (140%) e su quello prima ancora (134%), quando la situazione era già molto grave.
Cifre che inchiodano il Veneto al quarto posto della ben poco lusinghiera classifica italiana delle carceri con la più alta percentuale di riempimento: peggio fanno solo gli istituti di Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise.
Situazione assolutamente evidente, come raccontato per esempio dalle parole utilizzate nel report, nel quale si fa riferimento alla «macroscopica inidoneità di alcune strutture penitenziarie», per dirne una.
D’altronde, a fronte di proclami tutti orientati verso il segno opposto, è dal 2020 che il Veneto registra, anno dopo anno, un numero sempre maggiore di detenuti.
Le singole carceri
La situazione in regione è piuttosto eterogenea, con oscillazioni nella capienza piuttosto importanti. E un dato comune: il sovraffollamento in tutte le carceri, con l’eccezione per la casa di reclusione femminile di Venezia (83.03%). Si va dal 126,97% di riempimento del carcere di Belluno, fino ad addirittura il 184,78% di Montorio, a Verona, con 619 detenuti, in una struttura dimensionata per 335.
I suicidi
E non è un caso, probabilmente, il fatto che proprio quello scaligero sia il carcere nel quale, lo scorso anno, si è registrata la metà dei suicidi in regione: tre su sei. Un altro a Belluno, uno a Venezia e uno nell’istituto per minori di Treviso.
Cifre che mostrano un discreto passo indietro rispetto al 2024, quando furono nove, ma che ancora segnano una distanza troppo larga dallo zero – soprattutto a livello nazionale, con 74 detenuti che hanno deciso di togliersi la vita.
In cella
Dei 2.873 detenuti delle carceri venete, le donne sono soltanto 147: si trovano tutte nella casa di reclusione femminile della Giudecca, a Venezia; non a caso, l’unico istituto del Veneto a non conoscere il fenomeno del sovraffollamento carcerario.
Ed è anche un altro il dato interessante: gli stranieri rappresentano oltre la metà dei detenuti, il 52,14%. Una percentuale che si distanzia nettamente dalla media del resto del Paese, ferma al 31,68%, e che colla il Veneto alla quarta posizione di questa sorta di graduatoria nazionale.
Polizia penitenziaria
Anche sul fronte del personale di polizia penitenziaria si registrano carenze, con un numero di agenti che è sottodimensionato di 41 unità rispetto al necessario. Dato reso ancor più grave dalla situazione di sovraffollamento delle celle; perché, in poche parole, significa questo: in una situazione che è già di enorme stress, il numero di poliziotti è persino inferiore a quello previsto per gestire una condizione standard.
E, anche in questo caso, la situazione è piuttosto eterogenea. Visto che vi sono istituti persino in situazioni di extra-organico (Verona e i due di Venezia ), compensati però dalle strutture di Rovigo (-30) e Padova (-25).
Esecuzione penale esterna
Infine, oltre il carcere: l’esecuzione penale esterna. Quel macromondo nel quale confluiscono le misure alternative, come l'affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare e la semilibertà.
Condizioni che, in regione, al 31 dicembre dello scorso anno accomunavano 8.854 persone, di cui poco più di un migliaio donne.
Conclusione di una lettura complessivamente ben poco lusinghiera nei confronti della nostra regione.
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