Belluno, arrestato dai carabinieri affiliato alla Sacra Corona Unita
L’uomo si era trasferito in provincia e lavorava in un cantiere edile. Ha precedenti per tentato omicidio e traffico di sostanze stupefacenti

Arrestato dai carabinieri di Belluno un affiliato alla Sacra Corona Unita. Nell’ambito dell’operazione Core dei militari di Lecce, uno degli indagati è stato rintracciato in provincia e portato nel carcere di Baldenich, a disposizione dell’autorità giudiziaria salentina.
Il presunto affiliato, un 31enne originario della provincia di Bari, si era trasferito nel bellunese da poche settimane, dove aveva trovato un’occupazione regolare come operaio edile. L’uomo è ritenuto contiguo al sodalizio mafioso della Sacra Corona Unita ed è gravemente indiziato di svariati e gravi reati, tra i quali: tentato omicidio, porto abusivo di armi da guerra, violenza privata, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Tra i fatti specifici contestati dagli inquirenti, emerge un episodio in cui l’uomo, armato di un fucile d'assalto Ak-47 kalashnikov, avrebbe esploso diversi colpi ferendo un individuo, con l'intento di affermare l’egemonia del proprio clan sul territorio pugliese. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Belluno.
L’indagine, denominata “Core” dal soprannome ricorrente nel corso delle conversazioni intercettate, è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce ed è stata avviata nel dicembre 2022 a seguito del tentato omicidio di un pregiudicato di Squinzano, per concludersi nel maggio 2024. L’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività, nel Nord Salento e in particolare nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo, di un’articolazione dell’associazione mafiosa comunemente denominata Sacra Corona Unita, nonché l’esistenza di una parallela associazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana, approvvigionate e distribuite prevalentemente a Squinzano e nei comuni limitrofi, con disponibilità di armi e ricorso a condotte violente funzionali al controllo del territorio.
Le attività investigative hanno consentito di far emergere tre “summit” criminali, svoltisi all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e, in alcuni casi, anche in un’abitazione del centro storico di Lecce, nel corso dei quali sarebbero stati celebrati veri e propri riti di affiliazione mafiosa e impartite direttive in ordine all’approvvigionamento e alla vendita di sostanze stupefacenti, al sostegno economico dei sodali detenuti e alla gestione dei contrasti interni ed esterni attraverso la forza intimidatrice del vincolo associativo.
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