Stefani e l’arringa in Parlamento: «L’Autonomia non è svuotata»
Il presidente della Regione a Roma: «Le accuse sono irrispettose per i veneti. Con la riforma, stipendi più alti per medici e infermieri. E con la nuova disciplina delle professioni ci sarà meno sommerso»

Rispedisce le accuse al mittente il presidente del Veneto Alberto Stefani. «Leggendo certe critiche che gli esponenti del centrosinistra mi rivolgono sul territorio, pensavo di venire qua e sentirmi dire che l’Autonomia è stata svuotata. E invece mi sento dire che è un privilegio differenziato, che è sbagliata. L’esatto opposto».
Parlava così, giovedì mattina, il governatore veneto, in audizione davanti alle commissioni congiunte Affari costituzionali di Camera e Senato. Commentava così i rilievi sollevati dopo il confronto tra i due testi partoriti per disciplinare la nuova distinzione delle competenze tra Stato e Regioni: la pre-intesa firmata da Luca Zaia a novembre – intenzioni messe in bella scrittura, ma prive di efficacia – e lo schema d’intesa validato a febbraio dal Consiglio dei ministri.
«Troppo comodo inventarsi sul territorio che la riforma è stata depotenziata», incalza Stefani, «e poi qui, solo perché siamo a Roma, parlare di una riforma sbagliata, dato che il Paese – cosa vera, peraltro – deve crescere insieme».
Ma sono da sempre le due anime dell’opposizione, e nemmeno necessariamente in antitesi. Un centrosinistra nazionale che storicamente vede la riforma come fumo negli occhi, contro un centrosinistra veneto (e non solo) che riserva le sue perplessità a questa versione del testo: già alla versione della pre-intesa, a maggior ragione al recente schema d’intesa, depauperato.
La sanità
Si parla soprattutto di sanità. Quindi, l’elenco delle sottrazioni rispetto alla prima versione: l’impossibilità per le Regioni di determinare le entità dei ticket ospedalieri e di gestire le governance aziendali. Soprattutto, il venir meno degli attesi 300 milioni di euro: ingranaggio, nelle aspettative iniziali, nel grande sistema della sanità pubblica.
Stefani denuncia il manicheismo nelle valutazioni, dalla stessa parte politica, e condanna: «Non è rispettoso nei confronti dei cittadini del mio territorio».
Difende la riforma – «se i cittadini si astengono così tanto alle elezioni è anche perché faticano a misurare l’incidenza del decisore politico rispetto a determinati temi» – e la difende soprattutto in ambito sanitario.
«Abbiamo la possibilità di valorizzare le qualità che questa Regione già possiede per alzare gli stipendi di medici e infermieri, fare passi in avanti sulla tecnologia, programmare meglio, gestire le spese non vincolate e i risparmi. Tutto questo, senza togliere un euro alle altre regioni, ma, anzi, assumendoci responsabilità in più» rivendica Stefani, puntando proprio sulla materia che, forse con un eccesso di ottimismo, aveva ricevuto una disciplina ben diversa nella suddivisione delle specifiche funzioni, all’epoca dello scritto di Zaia.
Le altre materie
E poi ci sono le altre tre materie: protezione civile – la prima – professioni, previdenza complementare e integrativa. Queste, sì, rimaste sostanzialmente tali e quali nelle due versioni del testo.
«Avremo la possibilità di adottare ordinanze in deroga per emergenze di carattere regionale», va avanti Stefani, parlando di protezione civile, «e poi i governatori potranno assumersi le responsabilità da commissari, in presenza di emergenze nazionali che necessitano di un coordinamento regionale».
Sta tutto là: nella vicinanza al territorio che, rivendicano i leghisti, è garanzia quantomeno di conoscenza, e quindi di maggiore efficacia. «Più il decisore politico si avvicina al territorio», la formula del presidente veneto, «e migliori saranno le politiche attive che quel decisore saprà assumere per quel territorio». E quindi, «il Veneto può essere modello per il Paese: per tutte quelle Regioni che vogliono un’Italia più moderno ed efficiente», l’invito che tante volte, negli anni passati, era uscito dalla bocca di Zaia. Ma che, al momento, ha fatto ben pochi proseliti.
La strada non è in discesa. Perché, passino le buone intenzioni, ma la Lega non naviga in un mare amico, tra le scialuppe di Fratelli che puntano irrimediabilmente a Roma, forzisti storicamente forti nel Sud Italia e un Futuro che, nazionale, di questioni locali si interessa molto poco.
Ma Stefani va dritto per la sua strada. Ed elenca: «previdenza, un tema che diventerà sempre più centrale». Lo ha ribadito più volte, in questi primi sei mesi da presidente di Regione, «e infatti abbiamo già iniziato una collaborazione con Veneto welfare».
Infine, le professioni, in una regione che conta «oltre 20.000 lavoratori senza una qualifica professionale». Assicura il governatore: «Dare una qualifica a certe professioni e aggiornare gli elenchi garantirà un’emersione del sommerso, a beneficio delle casse pubbliche». L’ennesimo balsamo economico di questa Autonomia: la speranza leghista.
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