Sanità sotto assedio, da inizio anno in Veneto 2.300 aggressioni a medici e infermieri

I dati di Azienda Zero. Nei primi nove mesi del 2026 sono stati registrati 119 casi in più rispetto ai primi mesi del 2025: a essere colpite maggiormente sono le donne per il 68,5%. Gli Ordini delle professioni sanitarie: «Episodi che portano strascichi pesanti: stress e burnout»

Matteo Bernardini
Medici e infermieri sempre più bersaglio di aggressioni
Medici e infermieri sempre più bersaglio di aggressioni

Nei primi nove mesi dell’anno le aggressioni (fisiche o verbali) nei confronti degli operatori sanitari sono state 2.321; 119 in più rispetto allo stesso periodo del 2025 quando erano state 2.202.

È uno dei dati emersi sabato 24 ottobre nel corso del congresso organizzato all’Abbazia di Praglia dagli ordini delle professioni sanitarie dal titolo “Professionisti in sicurezza. Strategie condivise per prevenire e contrastare la violenza contro gli operatori socio-sanitari”.

Gli altri dati

I numeri relativi alle aggressioni, che non risparmiano nessuna categoria, coinvolgono farmacisti, veterinari e personale amministrativo, nei servizi pubblici e privati. Si verificano in ospedale e nei pronto soccorso, ma anche negli ambulatori, negli studi professionali, sul territorio e durante le visite domiciliari.

Come ha spiegato il direttore sanitario di Azienda Zero Stefano Kusstatscher. In base ai dati riferiti al 2025, il 61,6% delle aggressioni è avvenuto nei confronti del personale infermieristico e nel 77,1% dei casi il personale colpito stava lavorando in gruppo. Le violenze hanno colpito soprattutto le donne (68,5% dei casi) e nel 68,9% delle volte l’aggressore è un uomo. Gli aggressori, la maggioranza delle volte (67%) sono gli stessi pazienti, mentre in misura minore (31,5%) le violenze sono avvenute da parte di parenti o visitatori. La percentuale più elevata di aggressioni avviene nella parte iniziale della settimana, lunedì o martedì, e si concentra nella fascia oraria tra le 9 e le 15 (il 38% dei casi nel 2025).

L’ultimo episodio in ordine di tempo di aggressione nei confronti di medici e infermieri è avvenuto al pronto soccorso dell’ospedale di Padova a inizio mese. In quella circostanza un uomo di 36 anni, arrivato in ambulanza già alterato dopo avere assunto sostanze stupefacenti, ha strappato l’accesso venoso e i fili del monitoraggio, poi ha cercato di scappare. Quando medico e infermieri hanno provato a fermarlo, si è divincolato con violenza, facendo cadere il dottore e colpendo due infermieri.

I luoghi

Da quanto riferito nel corso del convegno le aggressioni nei confronti di medici e infermieri avvengono principalmente nelle strutture pubbliche e in particolare all’interno dei poli ospedalieri; è invece ancora difficile stabilire quanti episodi si verifichino nelle strutture private oppure all’interno dei piccoli ambulatori.

Le aggressioni, come è stato spiegato, non si manifestano solo fisicamente o verbalmente, ma anche attraverso diffamazioni e campagne denigratorie online che colpiscono il singolo professionista così come l’intera categoria. A mettere a rischio gli operatori sanitari sono i carichi di lavoro e le attese nei servizi; l’assenza di filtri e il lavoro che viene svolto spesso in solitudine in ambulatori e servizi territoriali; l’imprevedibilità delle visite a domicilio e ancora frustrazione, disinformazione, sfiducia e misure di sicurezza insufficienti.

I fenomeni violenti a cui vanno incontro lasciano conseguenze, spesso anche pesanti, nei confronti degli operatori sanitari che li subiscono; conseguenze che vanno dai traumi fisici e psicologici, allo stress e burnout, fino alle ripercussioni legali, alle assenze sul luogo di lavoro e, ancora, alla perdita di fiducia nel proprio ruolo e, in alcuni casi, abbandono della professione, con ricadute sui colleghi e sulla continuità e qualità dell’assistenza ai cittadini.

Le presenze

Il congresso, ieri, ha riunito all’Abbazia di Praglia i responsabili di tutti gli 11 ordini professionali del settore socio-sanitario. Hanno infatti partecipato ai lavori l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, dei biologi, della professione ostetrica, delle professioni infermieristiche, dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, degli assistenti sociali, dei chimici e dei fisici, dei farmacisti, degli psicologi, dei fisioterapisti e quello dei medici veterinari.

Durante la giornata, tra gli altri, sono intervenuti anche l’assessore alla sanità della Regione, Gino Gerosa, l’assessore regionale ai servizi sociali Paola Roma (con un contributo scritto), il procuratore capo di Padova, Angelantonio Racanelli, il primo dirigente della divisione anticrimine della questura, Giuseppe Maria Iorio.

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