Orgoglio Milan: «Figlio della rinascita, corro per il mio Friuli»
Il velocista friulano vuole la prima maglia rosa nello sprint di Burgas. «Obiettivo? Arrivare il 31 maggio a Gemona e gareggiare tra la mia gente»

«I miei genitori e soprattutto i miei nonni me l’hanno raccontato il terremoto di 50 anni fa. Hanno conservato tutte le vecchie edizioni del Messaggero Veneto di quei giorni, le ho sfogliate: ho visto distruzione, morte, ma subito gente che si dava da fare e voleva rinascere. Ecco, io sono orgoglioso di essere friulano e di correre per la mia gente e non vedo l’ora di arrivare il 30 maggio nel mio Friuli e godermi la tappa del ricordo di quella tragedia, ma anche di quella rinascita».
Game, set and match, Jonathan Milan ogni tanto incontra Jannik Sinner nel suo buen retiro di Montecarlo e comeil re del tennis ha imparato a vincere anche con le parole, non solo le volate. Il bujese, già 6 vittorie nel 2026, oggi è il principale favorito nella tappa di Burgas, sul Mar Nero punta a conquistare la prima maglia rosa della carriera.
Jonathan, pressione?
«Diciamo che non è stata una marcia di avvicinamento come le altre, la posta in palio è elevata, ma ho imparato in questi anni a gestire la pressione. Anzi, in questo caso, sono proprio io a mettermela. La maglia rosa è quella più bella, la più desiderata, l’occasione per gli sprinter è ghiotta, ma bisogna essere sereni e riuscire anche a godersi il momento. Spesso è questo che fa la differenza».

Come hai preparato il tuo terzo Giro d’Italia?
«Dopo la Roubaix, sono andato ad allenarmi in pista a Montichiari, il ritmo del velodromo fa bene alle gambe per le volate. Poi mi sono preparato forte sulle strade del mio Friuli per un paio di settimane. Negli ultimi giorni mi ha raggiunto il mio allenatore Matteo Azzolini (scuola Mapei Sport, da quest’anno allena alla Lidl Trek il campione friulano ndr) e ci siamo divertiti un po’».
Anche in salita?
«Beh, lunedì ho voluto chiudere in bellezza, prima di arrivare qui in Bulgaria, scalando lo Zoncolan. Una di quelle fatiche belle che fai per preparare un grande obiettivo. Dovevo far tante ore in sella, il meteo era perfetto per salire lassù. E devo dire che, salendo col mio 41x34, ho pensato a quanto bello sarebbe per me un giorno, nel gruppetto dei velocisti, godermi quello stadio a cielo aperto e l’incitamento della mia gente. Quella è una salita nella mia terra che ha fatto la storia del Giro e anche un velocista come me ne è affascinato».

Hai disputato tre grandi corse a tappe, i Giri 2023 e 2024 e il Tour 2025 e in tutte hai vinto la maglia della classifica a punti. La maglia ciclamino è un obiettivo?
«Certo che ci penso, così come penso a vincere le tappe, ma l’obiettivo principale in questa mia terza corsa rosa è divertirmi, i risultati poi arriveranno di conseguenza».
Il 30 maggio firmeresti per arrivare in Friuli con...?
«Firmerei per arrivare in Friuli e godermi quella giornata che sarà un misto tra ricordo di chi non ce l’ha fatta a causa di quelle scosse, e anche nella mia Buja furono tanti i morti, e orgoglio per quelli che hanno trascinato la mia terra alla rinascita. E tra questi c’erano anche i miei nonni Eligio e Flaviano che hanno tirato su tante case».
A Buja e dintorni in questi anni sono cresciuti ciclisti come funghi: siete gente abituata alla fatica.
«Sì, ma non va paragonata la nostra fatica in sella con le sofferenze patite dalla mia gente. Quelle erano famiglie che avevano perso i propri cari, che si dovevano rialzare e riscrivere il futuro. Noi dobbiamo solo correre e divertirci. Ed è quello che sto cercando di fare nella mia carriera».
Differenze tra il primo Giro di tre anni fa, quando partisti per correre qualche tappa e ti ritrovasti in maglia ciclamino sul Lussari?
«Ci ho pensato l’altro giorno proprio quando mi allenavo. È vero, in Abruzzo nel 2023 ero all’esordio, mi ritrovai a vincere al secondo giorno la prima volata a San Salvo e a disputare un Giro alla grande, ma la corsa rosa è il sogno di tutti i corridori italiani e ogni volta che si avvicina maggio, anche se l’hai già disputata e hai vinto pure qualche tappa come capitato a me, l’adrenalina è sempre a mille».
Hai una squadra forte tutta per te. È cambiato qualcosa nel suo treno per le volate?
«C’è sempre Consonni, ma è arrivato il giovane tedesco Teutemberg, Teu viene dalla pista come me, ha classe e potenza. È molto versatile. Poi abbiamo Giulio Ciccone per le tappe e Derek Gee per la classifica. Il canadese è forte può puntare al podio».
Due anni fa al Giro in magia ciclamino facevi la foto d’inizio tappa accanto alla rosa Pogacar, c’è il rischio concreto che ti ritroverai Vingegaard in rosa.
«È un grande campione, l’ho visto anche al Tour di un anno fa. È forte, qualche volta ci siamo anche parlati in corsa. È simpatico e cordiale».
Più di Pogacar?
«Esattamente uguale, così le due star del ciclismo sono contente. Con i loro duelli stanno riscrivendo la storia nelle corse a tappe, è bello poter essere in gruppo e vederli da vicino».
Gli avversari per gli sprint?
«Il giovane Paul Magnier e Dylan Groenewegen. Poi Tobias Andresen, Kaden Groves, Pascal Ackermann e Arnaud De Lie, un bel lotto».
La maglia rosa sarà griffata “Io sono Friuli Venezia Giulia”, il marchio della tua regione.
«Di cui sono testimonial da due anni. Quando l’ho vista per la prima volta ho avuto un sussulto».
A proposito di pressione.
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