Giro d’Italia, Vendrame: «Ora alla Jayco ho più libertà di attaccare»

Il trevigiano con il cambio di maglia si è garantito più opportunità di correre da leader: «Ho trovato stimoli nuovi ed entusiasmo». Resta a casa Pietrobon e tra i ds debutta un certo Viviani

Mattia Toffoletto
Andrea Vendrame, 31 anni, da quest’anno corre nella australiana Jayco AlUla
Andrea Vendrame, 31 anni, da quest’anno corre nella australiana Jayco AlUla

C’è chi al Giro ha già alzato le braccia due volte: il trevigiano Andrea Vendrame. C’è chi potrebbe far bene nelle tappe e in classifica: il vicentino Filippo Zana.

E c'è chi potrebbe mettersi in evidenza nelle fughe, come il bassanese Francesco Busatto. Non ci sono solo lo sprinter dai sogni rosa Jonathan Milan e l’emergente Alessandro Pinarello, la spedizione nordestina al Giro 2026 regala svariati spunti e occasioni per ben figurare.

A cominciare da Vendrame, cui nel primo scorcio di stagione è mancata solo la vittoria: quinto al Laigueglia, 16º e migliore azzurro alla Strade Bianche, 11º nella generale alla Tirreno, sesto alla Sanremo.

Il 31enne di Santa Lucia si è accasato dal 2026 all’australiana Jayco AlUla dopo il quinquennio francese alla Decathlon. E, con il cambio di maglia, si è garantito più opportunità di correre da leader. «Manca solo la vittoria», ha dichiarato Vendrame, «con il cambio del team, ho trovato stimoli nuovi ed entusiasmo. Ho più responsabilità, mi coinvolgono di più. E ho più possibilità di giocarmi le mie carte».

Cambiamenti significativi hanno riguardato anche preparazione e alimentazione, ne ha guadagnato in competitività. Ora deve, però, concretizzare: l’obiettivo è prendersi una tappa al Giro, dopo i precedenti sigilli di Bagno di Romagna 2021 e Sappada 2024. Il tracciato rosa gli spalanca diverse occasioni. Tradotto: terreni mossi adatti a un fuggitivo dotato di spunto veloce. Di rosso ha cerchiato la tappa di Pieve: Ca’ del Poggio trampolino per un sogno?

Tagliato invece dalla selezione rosa Andrea Pietrobon, 27enne cadorino della Polti, fra i principali interpreti delle fughe al Giro 2025 e con un conto in sospeso con la corsa più amata: terzo nella tappa di Lucca del 2024, avrebbe voluto coronare la propensione agli attacchi da lontano con un successo parziale. Settimo nella frazione d’apertura del Tour of the Alps, non ha dato evidentemente alla squadra le garanzie per meritare la convocazione per la Bulgaria.

Il vicentino Filippo Zana (Soudal), vincitore del Giro di Sardegna e 10º alla Liegi, è un ciclista ritrovato: dovrebbe concentrarsi sulle tappe (un nome per Alleghe?) più che sulla classifica. Sempre a un successo parziale possono puntare gli altri vicentini Francesco Busatto (Alpecin) e Samuele Battistella (Ef), da piazzamento in volata i veronesi Enrico Zanoncello (Bardiani) e Giovanni Lonardi (Polti). Battistella ha rifinito la preparazione al Romandia e la rinuncia del capitano Richard Carapaz (causa cisti) potrebbe schiudergli più possibilità. Al netto del supporto al leader irlandese Darren Rafferty.

Sipario con i direttori sportivi nordestini: Franco Pellizotti alla Bahrain, Matteo Tosatto con la Tudor, Stefano Zanatta alla Polti.

Alla Ineos c’è Leonardo Basso, ma soprattutto l’olimpionico su pista Elia Viviani, al battesimo rosa nelle nuove vesti. «Mi piace il nuovo ruolo. Sono sempre stato un punto di riferimento anche quando correvo», ha dichiarato. Il campione veronese ha chiuso la carriera agonistica a fine 2025 e, da quest’anno, abbina l’esperienza in ammiraglia con la formazione inglese all’impegno di team manager azzurro. Perché Elia era un esempio per tutti da corridore e continua a esserlo oggi dall’altra parte della barricata. —

 

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