La difesa Cavallini ribadisce la richiesta sul Dna, giudici si riservano

(ANSA) - BOLOGNA, 15 OTT - La difesa di Gilberto Cavallini, l'ex Nar condannato in via definitiva all'ergastolo per concorso nella strage di Bologna, ha ribadito in aula la richiesta di poter svolgere analisi sul Dna dei resti riesumati negli anni scorsi dal cimitero toscano di Montespertoli, dove era sepolta Maria Fresu, una delle 85 vittime dell'attentato del 2 agosto 1980 in stazione. La Corte di assise di appello, presieduta da Pasquale Stigliano, sentite le parti, si è riservata la decisione, attesa tra qualche giorno. L'idea alla base dell'istanza che ha portato ad un incidente di esecuzione, già presentata nel 2023 e respinta, è che possa essere identificata o comunque si possano avere informazioni su una vittima sconosciuta, di sesso femminile, vicinissima all'esplosione. Nel corso del processo, infatti, le analisi avevano concluso che il Dna di un lembo facciale trovato nella bara non fosse attribuibile a Fresu. La richiesta, reiterata dall'avvocato Alessio Pomponi, sostituto di Gabriele Bordoni, è di poter fare, con il consulente genetista Emiliano Giardina, una comparazione con le altre donne vittime e di poter valutare l'origine ancestrale e la predizione del fenotipo del Dna prelevato dai resti riesumati. "Non crediamo all'esistenza di una 86esima vittima. L'86esima vittima era nella pancia di Viviana Bugamelli, che era incinta", ha detto al termine dell'udienza Paolo Lambertini, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. "Crediamo che questo sia un ulteriore tentativo di far sentire Gilberto Cavallini non abbandonato. Di cose Cavallini ne avrebbe da dire, in questo momento è in isolamento, forse farlo sentire non abbandonato aiuta a fare in modo che non parli", ha aggiunto. "La verità è che in quella ecatombe, in quel massacro che c'era sotto le macerie, le condizioni di molti corpi umani erano terribilmente gravi, c'erano state mutilazioni su tanti corpi. Questa confusione di reperti induce la difesa a ritornare su un tema già trattato, vagliato, deciso nella fase di cognizione nel processo Cavallini e validato dalla Suprema Corte di Cassazione nel gennaio 2025", ha detto l'avvocato di parte civile Andrea Speranzoni. (ANSA).
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